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Contro le maree nere... a forza 7

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Contro le maree nere... a forza 7

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Assistiamo regolarmente a fuoriuscite di petrolio in mare. Rimuovere il petrolio dalla superficie dell'acqua richiede tempo e fatica. Come semplificare il compito degli esperti?

Al largo di Cardiff sono in corso i test di un prototipo nato da un progetto di ricerca europeo: uno strumento che ripulisce le fuoriuscite di idrocarburi in modo rapido ed efficiente – e ad un costo minore rispetto ai metodi esistenti, che richiedono più imbarcazioni e complesse misure di contenimento.

L’ingegnere James Isley illustra il progetto: “Abbiamo sviluppato una rete che può galleggiare sull’acqua, senza l’uso di barriere di contenimento”.

Il coordinatore del progetto Force7, Federico Meneghello, spiega che “Il grosso vantaggio è che questo sistema può operare con una singola barca, e può operare anche in condizione di mare mosso, perché, a differenza di altri sistemi, non ha problemi di coordinamento con altre navi”.

“Utilizzando questo sistema, – aggiunge Isley – siamo in grado di operare in condizioni di mare molto difficili, come a forza 7: la rete di polipropilene può seguire i contorni di onde molto alte per raccogliere le chiazze”.

Allora, in che modo questa “spugna galleggiante” raccoglie il petrolio?

L’esperimento nel serbatoio di prova mostra come il prototipo prelevi l’olio motore dalla superficie senza raccogliere molta acqua. Il tessuto sintetico è costituito da fibre idrofobe e ha una struttura multistrato, adatta a diversi tipi di prodotti petroliferi.

La ricercatrice Monika Rymarczyk spiega che tipo di difficoltà il team ha dovuto superare: “Non è possibile sapere quale tipo di fuoriscita avverrà la prossima volta: se sarà olio pesante o olio leggero. Quindi abbiamo trovato una sorta di compromesso, in modo da poter raccogliere tutti i tipi di idrocarburi. La struttura è molto forte”.

Esistono già strumenti più semplici di Force7, ma non sono altrettanto efficienti nella raccolta degli idrocarburi, e tendono a sprofondare.

Come mostra Meneghello: “Questo è il materiale di riferimento sul mercato. Quando viene rilasciato in acqua, assorbe bene sulla parte esterna ma poi tende a precipitare dopo alcuni cicli. Invece il materiale sviluppato in Force7 tende a restare molto bene a galla e la galleggiabilità è ottimale per riempirsi di olio”

Il passo successivo per i tecnici è di trasformare il prototipo di ricerca in un prodotto commerciale dalla superficie molto più estesa.

Queste reti sono in grado di assorbire fino a 50 volte il loro peso in idrocarburi, che saranno poi rimossi a bordo della nave con uno speciale macchinario. Dopo di che, le reti possono essere immediatamente riutilizzate.

James Ilsley precisa: “L’olio o il petrolio recuperato è ‘spremuto’ fuori attraverso quei rulli gialli, scende nella parte inferiore, e viene poi pompato nei serbatoi. L’acqua può essere pompata di nuovo in mare se è abbastanza pulita, oppure trasportata altrove per essere trattata”.

Per saperne di più, visitate il sito di Force7