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L'Aia rivuole Seselj in carcere. Il leader nazionalista serbo: "Non tornerò mai"

Sotto processo per crimini di guerra, era stato rilasciato per motivi di salute. Governo in imbarazzo.

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L'Aia rivuole Seselj in carcere. Il leader nazionalista serbo: "Non tornerò mai"

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Undici anni e otto mesi di carcere non hanno minato la sua spavalderia. Vojislav Seselj, politico serbo sotto processo all’Aia per crimini di guerra in Bosnia e Croazia, rilasciato a ottobre per motivi di salute, ha affermato che non tornerà mai spontaneamente nei Paesi Bassi.

“Che la polizia venga ad arrestarmi. Non sarà un compito facile” ha affermato. Lui che nel 2003 si consegnò spontaneamente allla Corte internazionale per sostenere quello che poi si è rivelato un processo infinito, ancora senza verdetto.

Nel corso di questi lunghi anni di detenzione è stato ancheo testimone al processo contro Slobodan Milosevic. I due erano su posizioni differenti, nell’epoca dello smembramento dell’ex Jugoslavia, ma “siamo diventati amici in carcere”, ha affermato Seselj, che è stato recentemente a rendere omaggio sulla tomba dell’ex presidente.

Presidente del Partito radicale serbo alla sua nascita, nel 1991, Seselj si è sempre caratterizzato per un fervente nazionalismo. Da quado è tornato in Serbia per curare un tumore, ha immediatamente ricominciato a tuonare a ogni occasione contro Nato e istituzioni europee. Fino a convincere L’Aia ad annullare la libertà concessa, in particolare dopo la manifestazione del 24 marzo (anniversario dell’inizio dei bombardamenti), durante la quale è stata anche bruciata una bandiera americana.

Il governo serbo prende tempo, ufficialmente farà sapere cosa ha intenzione di fare nei prossimi giorni. ma le prime dichiarazioni, per bocca del ministro del Lavoro e leader socialista Aleksandar Vulin, non appaiono concilianti.

“Questa decisione ha lo scopo di destabilizzare la Serbia, è diretta contro Aleksander Vucic e vuole rovesciare il governo. Dopo che, nel discorso del 24 marzo, per la prima volta un primo ministro serbo ha usato l’espressione ‘aggressione della Nato’”.

Vucic, ex alleato politico di Seselj, è in una ambigua posizione, in bilico tra la ricerca di integrazione europea e l’astio popolare verso l’Alleanza atlantica, dall’inizio dell’intervento armato del 1999.