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Industriali europei, bene il piano Juncker. Ora, però, meno burocrazia

Con un crollo in appena sette anni stimato tra il 15 e il 20%, per l’Europa tornare ad attrarre gli investimenti è una questione vitale. Anche grazie

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Industriali europei, bene il piano Juncker. Ora, però, meno burocrazia

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Con un crollo in appena sette anni stimato tra il 15 e il 20%, per l’Europa tornare ad attrarre gli investimenti è una questione vitale. Anche grazie all’attuale congiuntura economica favorevole, grazie alla svalutazione dell’euro e al calo del petrolio, il piano Juncker potrebbe dare i risultati sperati. O almeno è quello che si augurano gli industriali europei, giunti a Bruxelles per il Business Europe Day. Evento dedicato al rilancio degli investimenti.

“E’ importante che a livello sociale, fiscale e anche ambientale si proceda verso una progressiva convergenza. Questo semplificherebbe di molto gli aspetti burocratici, dei tecnicismi e in generale dell’insieme delle regole” ha commentato Pierre Gattaz, Presidente di Medef, l’associazione degli industriali francesi.

Per la Presidente dell’associazione degli industriali europei, Emma Marcegaglia, è necessario procedere anche ad altre riforme:“Dobbiamo arrivare a costi energetici più bassi. La burocrazia è ancora troppo forte, dobbiamo aprire le nostre imprese al mercato internazionale”.

Per aiutare la ripresa economica la Commissione europea è ormai vicina all’approvazione del Fondo Strategico per gli Investimenti. I 21 miliardi finora disponibili dovrebbero generare 315 miliardi di investimenti secondo le proiezioni dell’esecutivo e della Bei. Ad oggi soltanto Italia, Francia, Germania, e Spagna però hanno annunciato un contributo aggiuntivo. E nell’ottica di veder finanziati progetti nazionali.

“A tutti quei leader nazionali che oggi definiscono questo piano poco ambizioso voglio soltanto suggerire: “Provate a finanziarlo” così lo diventerà” Ha ironicamente commentato Jean Claude Juncker.

Tra gli oltre 2000 progetti presentati dai 28 Stati membri molti riguardano le infrastrutture ed energia. Una parte importante è però dedicata anche al mercato digitale. Settore dal quale la Commissione europea stima dipenderà in futuro il 90% dell’occupazione.

“La disoccupazione giovanile è praticamente inesistente nei settori o nei lavori che hanno a che fare con la tecnologia” ha dichiarato Carlos Lopez Blanco di Telefonica “Cosa che prova quanto sia importante per l’economia europea sviluppare le capacità necessarie a competere nel mondo globale”.

Ad oggi il digitale è per il 39% ristretto ai confini nazionali, l’interscambio a livello europeo si limita a un mero 4%.
cambiare con la nuova strategia sul mercato digitale, che sarà presentata il prossimo 6 maggio.