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Ucraina: Poroshenko a euronews "sì a peace-keeper, ma siano soldati Ue"

Petro Poroshenko chiede all’Occidente di creare un fronte comune contro la Russia per risolvere la crisi nell’est. Il presidente ucraino lancia il

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Ucraina: Poroshenko a euronews "sì a peace-keeper, ma siano soldati Ue"

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Petro Poroshenko chiede all’Occidente di creare un fronte comune contro la Russia per risolvere la crisi nell’est. Il presidente ucraino lancia il suo appello nel corso di un’intervista esclusiva concessa al corrispondente di euronews a Kiev, Sergio Cantone.

Sergio Cantone, euronews: “Secondo lei, l’Unione europea è unita nel sostegno all’Ucraina o si aspetta di più? Perché qualcuno potrebbe dire che ci sono delle crepe, non è vero?”

Petro Poroshenko: “No, non penso. Lungo tutto quest’anno, come presidente dell’Ucraina ho avuto l’opportunità e l’onore di parlare di fronte al Consiglio dell’Unione europea. E questo è accaduto a giugno, si è ripetuto nel mese di settembre e ancora una volta a febbraio. Tutti i leader dell’Unione sostengono l’Ucraina e l’Europa parla con una sola voce. E spero che, se l’Unione europea continuerà a difendere i valori europei, il suo sostegno non mancherà”.

euronews: “Parlando dell’accordo di Minsk e di tutte le trattative in corso, il presidente Putin e anche i separtisti filo-russi sostengono l’idea di un’Ucraina federale che per lei è inaccettabile”.

Petro Poroshenko: “Guardi questa non è una domanda per Putin o per il presidente dell’Ucraina. Solo il popolo ucraino può decidere. E nella nostra Costituzione, nella nostra legislazione, la modifica della struttura dello Stato in senso federale può essere decisa solo con un referendum nazionale. Allo stato attuale, quasi il 90% degli ucraini è contrario a una riforma federalista. Perché? Perché siamo uno Paese unito e non accettiamo alcuna forma di pressione. Io, come presidente dell’Ucraina, sono sempre pronto a indire il referendum e ad accettare i risultati di questo referendum”.

euronews: “Fermare la guerra in cambio del federalismo. È questo ciò che vogliono?”

Petro Poroshenko: “Prima di tutto, noi non accettiamo alcun ultimatum, secondo, il modo di sviluppo del nostro Paese sarà deciso dal popolo ucraino, terzo, noi siamo, insieme ai nostri partner statunitensi, europei e mondiali, per la difesa della libertà, della democrazia e dell’indipendenza del mio Paese e non permettiamo a nessuno di ricattarci”.

euronews: “Non pensa che, per essere coerente con quello che dice, vi è la necessità di permettere l’ingresso dei peace-keeper nelle regioni di Donetsk e Luhansk?”

Petro Poroshenko: “Il parlamento sostiene la mia proposta. Non solo in merito al conferimento di uno statuto speciale per le regioni di Donetsk e Luhansk. Non solo sulla road-map tracciata a Misk il 19 settembre. Ma sostiene anche l’invio di peace-keeper, come emerge dalla richiesta al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e al Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, di aprire una discussione su una forza di pace in Ucraina. Dove c‘è bisogno di questa forza di pace? Prima di tutto ai nostri confini, perché la difesa dei confini è un elemento chiave della sovranità e abbiamo bisogno dei peace-keeper al confine per interrompere la fornitura di truppe, armi e munizioni in territorio ucraino. E, in secondo luogo, la forza di pace dovrebbe presidiare la zona cuscinetto, la linea di contatto fissata per garantire pace e stabilità”.

euronews: “Il problema è che è molto difficile organizzare una missione di pace internazionale senza il consenso della controparte, non è vero?”

Petro Poroshenko: “No, non esiste alcuna controparte, questo è il territorio dell’Ucraina, questo è il territorio dell’Ucraina. Rifiutiamo l’idea che un qualsiasi altro Stato possa decidere se la forza di pace delle Nazioni Unite debba esserci o meno. Questa è un’ipotesi molto interessante, ma c‘è anche la possibilità di una missione di polizia dell’Unione europea, tenendo conto che una missione approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite potrebbe essere composta per la maggior parte dai Paesi dell’Unione europea. Confidiamo in loro, sono i nostri partner. E pensiamo che questo sia il modo più efficace di risolvere il problema”.

euronews: “C‘è un reale impegno della Nato e dell’Unione europea in questo senso?”

Petro Poroshenko: “Sì, penso di sì”.

euronews: “Avete il loro sostegno?”

Petro Poroshenko: “Sì, abbiamo il loro sostegno, lo confermo. Dov‘è il problema? Durante l’annessione della Crimea e l’occupazione del Donbass, il sistema di sicurezza del dopoguerra e il sistema di sicurezza globale non hanno funzionato, perché è successo? Perché purtroppo uno dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è diventato un aggressore ed è per questo che il suo diritto di veto potrebbe essere usato contro l’invio dei caschi blu. Ecco perché avremmo bisogno di aprire questa discussione in un contesto simile a quello di Minsk, nel quale si decida all’unanimità l’invio di una forza di pace. Ed è fuori discussione che qualcuno possa essere contrario a questa decisione”.

euronews: “Uno degli impegni più importanti dopo la rivoluzione del Maidan, per dare stabilità al Paese, è stato quello di dicharare guerra alla corruzione. Cosa si sta fancendo su questo punto?”

Petro Poroshenko: “La guerra non è una scusa per non fare le riforme, la lotta contro la corruzione ha avuto il contributo dei più famosi consulenti internazionali per la creazione di un ufficio anticorruzione. Ora è una responsabilità dei ministri, dei procuratori generali, degli alti ufficiali della polizia, quella di affrontare le accuse di corruzione e denunciarle in modo trasparente. Questo è l’unico modo per guadagnare la fiducia della gente in questo momento difficile. Bisogna costruire un sistema giudiziario indipendente, revocare l’immunità ai parlamentari e ai giudici, perché tutti devono essere uguali davanti alla legge”.

euronews: “Ma per attuare questo insieme di riforme, sia economiche, sia contro la corruzione, il Paese ha bisogno di uscire da questo sistema post-sovietico”.

Petro Poroshenko: “I corrotti non hanno più alcun riparo e lo capiranno. Prima o poi, meglio prima, saranno condannati. Gli oligarchi non decidono più i programmi di sviluppo del Paese e sono assolutamente certo che oggi viviamo in un Paese diverso, in un’Ucraina libera e democratica che è nata dalla rivoluzione della dignità di Maidan. La lotta di migliaia di persone che danno la vita per i diritti dell’Ucraina, per le riforme e per l’Europa, ci dà una grande responsabilità, una responsabilità per il presidente, per il governo, per il parlamento, per l’Ucraina. Noi siamo uniti, siamo un solo Paese, una nazione, una nazione europea”.