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Russia, mercato auto in frenata. Fuga dei produttori

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Russia, mercato auto in frenata. Fuga dei produttori

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Era considerato uno dei mercati automobilistici più dinamici del pianeta. Nel 2011 Vladimir Putin in persona aveva pronosticato il sorpasso, in termini di vendite, della potente Germania.

Invece, con l’economia che si prepara a una decisa frenata a causa del crollo del rublo e delle sanzioni internazionali, la Russia sembra oggi una nave in procinto di affondare.

E i produttori internazionali stanno cominciando ad evacuare. L’ultimo in ordine di tempo è la sudcoreana Ssangyong, la quale ha sospeso l’export verso la Russia dopo aver accusato un tonfo del 41% lo scorso anno.

Mercoledì era stata General Motors a fare “inversione a u”: la casa americana ha annunciato lo stop alla vendita del suo marchio Opel e dei principali modelli Chevrolet. Ma soprattutto la fine della produzione nella sua fabbrica a San Pietroburgo.

La mossa, calcolano i vertici, le costerà circa 600 milioni di dollari in costi straordinari – chiusura di contratti, incentivi per le vetture rimaste, eccetera – ma soprattutto costerà il posto di lavoro a un migliaio di persone.

La reazione di Mosca non si è fatta attendere: “Se ne pentiranno quando il mercato tornerà ad accelerare”, dicono dal Cremlino. Ma secondo l’Associazione delle aziende europee in Russia il tonfo del 38% nelle immatricolazioni visto a febbraio non è che l’inizio.

Qualcuno ancora ci crede: Volkswagen, Renault e Ford non sembrano intenzionate a partire. Il rischio, però, è quello di vendere in perdita.