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Israele: Netanyahu vince contro tutti, verso uno storico quarto mandato

Un successo personale. Benjamin Netanyahu, contro ogni previsione, vince ancora e fa esplodere la festa nel quartier generale del Likud

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Israele: Netanyahu vince contro tutti, verso uno storico quarto mandato

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Un successo personale. Benjamin Netanyahu, contro ogni previsione, vince ancora e fa esplodere la festa nel quartier generale del Likud.

Point of view

Netanyahu non accetterà mai uno Stato palestinese. Ciò significa che chiude ogni spiraglio ai negoziati di pace

Bibi ha rimontato, negli ultimi tre giorni di campagna elettorale, lo svantaggio che aveva rispetto alla coppia Herzog-Livni e ottiene il suo quarto mandato, il terzo consecutivo. Un record nella storia di Israele.

Il premier punta a formare una coalizione di destra che sulla carta conta oltre 65 deputati, nonostante gli appelli a un governo di unità nazionale da parte del presidente Reuven Rivlin e della Casa Bianca.

Netanyahu ha puntato tutto sulla questione sicurezza e si è ripresentato agli israeliani come l’unico in grado di proteggerli. Una mossa vicente che però lascia un Paese diviso e deteriora i rapporti con i palestinesi.

“Questo governo avrà molte componenti e ognuno tirerà in una direzione diversa – sostiene l’analista politico Amotz Asael – Per Netanyahu la gestione sarà molto più complessa di quanto non suggeriscano le celebrazioni in corso”.

Netanyahu desidera includere nella coalizione di governo la destra dei coloni e il partito popolare Kulanu che ha ottenuto 10 seggi per affrontare la nuova legislatura con il pieno controllo del parlamento. Un obiettivo fissato nel novembre scorso, quando decise di puntare sulle elezioni anticipate.

L’unica certezza,al momento, resta la profonda delusione palestinese. L’Autorità nazionale palestinese ha risposto alla vittoria di Netanyahu annunciando che procederà sulla strada del riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese all’Onu.

“Si continuerà con la vecchia politica – dice una voce storica dell’Anp, Abdullah Abdullah – Netanyahu è stato molto chiaro negli ultimi giorni di campagna elettorale: non accetterà mai uno Stato palestinese, non indietreggerà di un centimetro dai territori occupati, Gerusalemme rimarrà unita e sarà la capitale di Israele. Ciò significa che chiude ogni spiraglio ai negoziati di pace”.

Le dichiarazioni quasi di guerra della campagna elettorale, dovranno conciliarsi con le posizioni degli alleati storici di Israele sulla questione palestinese. Probabile che Bibi verrà a più miti consigli, soprattutto alla luce delle questioni interne, a partire dall’impennata del costo della vita.

Il giornalista di euronews, Alasdair Sandford, ha chiesto di commentare i risultati a Uri Dromi, fondatore e direttore del Jerusalem Press Club, già portavoce, negli anni ’90, dei governi Peres e Rabin.

Alasdair Sandford, euronews: “È rimasto sorpreso da questo trionfo di Benjamin Netanyahu e del Likud?”

Uri Dromi, Jerusalem Press Club: “Sono rimasto davvero sorpreso. Tutti i sondaggi prevedevano una vittoria di misura dei Laburisti. Sono rimasto già un po’ sorpreso quando si andava profilando un testa a testa, ma pensavo comunque che sarebbe toccato ai laburisti formare una coalizione di governo. Poi, questo mercoledì mattina, la mia sorpresa è aumentata, così come, sono sicuro, quella della maggior parte degli israeliani e delle persone all’estero che hanno seguito i risultati”.

euronews: “Netanyahu ha puntato tutto sulla sicurezza, sulle minacce contro Israele. Questo messaggio è stato decisivo per la vittoria finale?”

Uri Dromi: “Penso che Netanyahu sia riuscito, brillantemente, a parlare a tutta la società israeliana. Da un lato è percepito come l’uomo più adatto a garantire la sicurezza di Israele e al tempo stesso, rivolgendosi a Moshe Kahlon e proponendolo come ministro di punta nel suo futuro gabinetto, ha fatto capire agli israeliani che non era indifferente alla loro rimostranze”.

euronews: “Quindi, alla luce di questo, quale tipo di governo vedremo formarsi nelle prossime due settimane?”

Uri Dromi: “Avremo un governo di centro-destra, appoggiato dai falchi dell’estrema destra. Ma che avrà un approccio più socialista sulle questioni socio-economiche”.

euronews: “Netanyahu ha detto ‘no’ ad uno Stato palestinese e ‘sì’ all’aumento degli insediamenti nei territori occupati. Quale effetto produrrà questo atteggiamento, secondo lei?”

Uri Dromi: “Prima di tutto per i palestinesi questo è un segnale che non esiste un partner israeliano per il processo di pace. Tra l’altro, anche per gli israeliani che vivono al confine non esiste un partner palestinese. Comunque la si guardi, si tratta di una situazione di stallo. In Medio Oriente, e in particolare nella nostra regione, Le nostre relazioni con i palestinesi non possono essere ignorate. E se non ci sarà alcun progresso, allora accadrà qualcosa: che sia un’altra intifada, o una maggiore pressione da parte delle Nazioni Unite, o, addirittura, il crollo dell’Autorità palestinese. In quel caso, Abu Mazen o chi gli succederà, potrà dire ‘ok, è abbastanza. Desiderate un solo Stato? Allora avremo un solo Stato nel quale gli arabi rappresenteranno il 45% della popolazione. E questo significherà la fine di Israele come Stato ebraico e democratico’. Per concludere, questo è un tema che non può essere ignorato, e quindi mi riesce difficile immaginare che Netanyahu non farà nulla”.