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Ucraina: la guerra dei bambini

Chermalyk, nell’est dell’Ucraina. In questo villaggio di duemila abitanti, i bambini giocano alla guerra saltando dai crateri provocati dai missili

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Ucraina: la guerra dei bambini

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Chermalyk, nell’est dell’Ucraina. In questo villaggio di duemila abitanti, i bambini giocano alla guerra saltando dai crateri provocati dai missili Grad.

Li usano come delle trincee da difendere. Tolik Tokar, ha 11 anni. Il suo gioco preferito è nascondersi nell’enorme buco e attendere il nemico. Quando lo vede, alza la testa e finge di sparare ai cattivi: i separatisti filo-russi.

Ai bambini dell’Ucraina dell’est è permesso di uscire solo poche ore al giorno per il pericolo dei bombardamenti.

Le loro armi giocattolo sono ricavate da bastoni di legno, ma Tokar, a 11 anni, ha già visto una persona sparare proiettili veri. Si è ritrovato nel mezzo di uno scontro a fuoco tra esercito ucraino e separatisti.

Lui è vivo, mentre sono almeno 63 i bambini uccisi in Ucraina dell’est, secondo i dati diffusi dall’Unicef.

“I proiettili sono passati attraverso la camicia – ricorda Tokar – Hanno strappato la stoffa sopra la spalla. Sono proprio nato con la camicia”, scherza.

I bambini soffrono enormi livelli di stress a causa del conflitto. Da settembre, riferisce l’Unicef, le persone nelle zone di guerra trascorrono la maggior parte delle loro giornate e le notti in rifugi collettivi, senza accesso ad acqua potabile, servizi igienici e cibo.

“Lei ha 3 anni e già sa cos‘è un carro armato – dice Tatiana Belash, madre di Zlata. Entrambe sono fuggite da Popasna – Questo non è normale. I bambini hanno problemi psicologici già a questa età. Cosa accadrà dopo? Dicono che i bambini degli anni Novanta sono incontrollabili, ma cosa accadrà a questi bambini? Stanno crescendo tra le rovine. Non ci sono asili nido, scuole, niente”.

A Khartsyik, villaggio di 60mila abitanti a pochi chilomentri da Donetsk, i bambini giocano anch’essi alla guerra, ma con ruoli invertiti. Qui il nemico è l’esercito ucraino.

Seryozha ha sette anni e nei suoi disegni riproduce i carri armati. Come molti dei suoi cotanei, non ricorda come fosse la sua vita prima della guerra.

I suoi genitori sono morti di tubercolosi e lui, per una svista burocratica, è stato separato dai suoi 3 fratelli.

Seryozha, Yulia e gli altri bambini di questa casa-famiglia non possono essere adottati perché i tribunali non funzionano. Intrappolati nella guerra, ne prendono in prestito dalla televisione, esclusivamente russa, il linguaggio. Le truppe ucraine sono nazisti o “Ukrops”, una parola dispregiativa.

“No, quegli ucraini, gli ukrops no – dice Yulia – Capisco che sono anche loro delle persone, ma uccidono. Così mi ha detto mio nonno”.

Circa un milione di ucraini dell’est sono sfollati. Fra loro 130.000 bambini.

“Questi bambini ricevono informazioni a senso unico. Vedono che le truppe governative ci sparano addosso e che padri e fratelli prendono le armi per proteggerci – spiega Elena Nikulenko direttrice della casa famiglia di Khartsyik – I bambini ascoltano le conversazioni degli adulti. Da una parte ci sono ‘Ukrops ‘, il termine dispregiativo per indicare i soldati ucraini, dall’altra i loro padri definti terroristi e insorti. Quindi i bambini si definiscono essi stessi terroristi”.