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Grecia stretta tra scadenze del debito ed esigenze di cassa

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Grecia stretta tra scadenze del debito ed esigenze di cassa

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In assenza di un accordo definitivo con i partner europei, la Grecia fa esattamente quel che farebbe qualsiasi debitore: affronta le scadenze giorno per giorno, sperando di arrivare a fine mese.

Domenica il ministro delle Finanze Varoufakis (ormai ai ferri corti con Berlino) ha ripetuto che Atene ripagherà i suoi debiti. E in effetti questo lunedì ha restituito altri 560 milioni al Fondo monetario internazionale.

Tutto bene, allora? Non proprio: tra buoni del Tesoro da rifinanziare e l’ennesima scadenza con l’Fondo monetario internazionale, venerdì il Paese ellenico dovrà tirare fuori quasi 2 miliardi di euro.

“A marzo la Grecia ha già restituito all’Fmi più di un miliardo di euro e assicura che rispetterà tutte le sue scadenze internazionali”, spiega dalla capitale greca la corrispondente Symela Touchtidou.

“Però i fondi statali si stanno prosciugando, come mostrano gli ultimi dati della banca centrale, e sono in tanti ad essere preoccupati per il pagamento di stipendi e pensioni”, aggiunge.

Lo stato delle finanze pubbliche è quantomai fonte di preoccupazione, dato che, secondo la banca centrale, nei primi due mesi dell’anno il bilancio è tornato in deficit per 684 milioni di euro.

“Ormai è un circolo vizioso”, commenta l’economista Dimitris Rapidis del think tank Bridging Europe. “Molti contribuenti hanno cominciato una sorta di sciopero dei pagamenti, facendo crollare le entrate statali. Allo stesso tempo, gli investitori stranieri sono spariti dalle aste di debito e le banche greche sono costrette ad accollarsi la maggior parte di tale onere”.

I “falchi” all’interno della Bce temono che parte della liquidità d’emergenza per le banche possa essere usata a tal fine. Eppure, secondo i bene informati, la settimana scorsa l’Eurotower ha alzato il tetto dei fondi a disposizione.