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Ungheria, lo scandalo degli intermediari finanziari si allarga

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Ungheria, lo scandalo degli intermediari finanziari si allarga

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L’ultimo capitolo dello scandalo che si sta espandendo a macchia d’olio sugli intermediari finanziari ungheresi comincia fuori dagli uffici di Quaestor, dove i risparmiatori si sono messi in coda dopo che martedì alla società d’investimento è stata revocata la licenza. Il sospetto delle autorità: l’emissione di bond fittizi per quasi mezzo miliardo di euro.

L’inviata di Euronews Andrea Hajagos chiede ad un anziano signore se, secondo lui, riavrà indietro i suoi soldi. “Non credo che li riavrò tutti quanti”, risponde. “Nessuno ne è convinto”, aggiunge.

La prima tessera del domino era caduta il 24 febbraio, quando i controlli avevano rivelato un “buco” nei conti di Buda-Cash, altro intermediario finanziario, da quasi 300 milioni di euro. Il 6 marzo il giro di vite sull’intero comparto aveva portato al commissariamento di Hungaria Security. Anche in tal caso: carenze, lacune, fondi gestiti senza il consenso dei risparmiatori e oltre tre milioni di euro di danni.

“Se è saltato fuori questo numero di intermediari finanziari che facevano qualcosa di illegale è dovuto al fatto che, dopo il caso Buda-Cash, la Banca nazionale ungherese ha subito capito che l’intero settore, sebbene non di dimensioni enormi, doveva essere passato ai raggi x”, dice il portavoce István Binder. “Per cui, abbiamo deciso di partire con una serie di indagini in loco presso altre compagnie di intermediazione finanziaria”, sottolinea.

“Buda-Cash è stata la prima”, spiega Andrea Hajagos davanti agli uffici dell’azienda. “Da allora sono in tanti a guardare con timore il possibile crollo di altre compagnie di intermediazione finanziaria. La domanda è: come è potuto succedere ed è possibile che ci siano altre società che fanno le stesse cose?”

Il problema, afferma il giornalista economico András Mihálovits, è la reazione a catena che si produce tra i risparmiatori: “Credo che le conseguenze saranno estremamente gravi. In pratica, gli investitori ungheresi, e non è che ce ne siano molti, rischiano di perdere la fiducia nelle compagnie di intermediazione finanziaria, che si tratti di una piccola azienda indipendente o di una grossa compagnia con un’enorme banca internazionale alle sue spalle”.

In effetti, tornando al caso di Quaestor, ai possibili risvolti legali legati alla falsificazione dei dati si aggiungono le conseguenze della corsa agli sportelli. Una delle sue divisioni ha dovuto chiedere la protezione dalla bancarotta dopo che, in massa, i risparmiatori hanno chiesto il riscatto delle obbligazioni in loro possesso.