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Elezioni in Israele, ci prova anche il partito delle ultraortodosse

Ma le diffidenze sono tante, anche tra le stesse donne tradizionaliste.

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Elezioni in Israele, ci prova anche il partito delle ultraortodosse

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Dietro i principali, l’universo dei piccoli partiti che si presentano alle elezioni israeliani del 17 marzo è frastagliatissimo.

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Le osteggiatrici: "La donna che non crede che il suo posto sia a casa, che si vede in una posizione più alta del proprio marito, è un problema"

Tra questi c‘è B’Zchutan, formato da donne ultraortodosse che reclamano gli stessi diritti di cui godono le altre donne, quelle “secolarizzate”, riguardo per esempio a occupazione, istruzione, ruolo nella comunità, trattamento in caso di divorzio.

“Vogliamo dare – dice la leader Ruth Colian – alle donne maggiore sostegno, qualcuno su cui poter contare all’interno della Knesset. Lo Stato di Israele ha fallito nel proteggere le donne ortodosse”.

Ma per altre donne ortodosse, sono proprio queste richieste a confliggere con la scelta di vita di seguire strettamente le tradizioni. Anche il semplice volantinaggio, all’interno delle zone più conservatrici di Beit Shemesh, città che si trova trenta chilometri a ovest di Gerusalemme, ha incontrato sguardi torvi e resistenze.

“La donna che non crede che il suo posto sia a casa, che si vede in una posizione più alta del proprio marito, è un problema” ha affermato una giovane intervistata appena dopo aver preso visione di un opuscolo del B’Zchutan.

L’azzardata decisione di correre alle elezioni della 33enne, trova opposizioni decise degli ambienti ultraortodossi. Due anni fa aveva già provato a bussare alla porta del partito Shas per farsi candidare alle municipali, trovandola sbarrata.

In seguito si era rivolta alla Alta Corte, chiedendo di tagliare i fondi ai partiti che discriminano le donne. Richiesta respinta.

Gila Yashar, altra esponente del giovane partito, ha affermato che quanto provano lei e le sue compagne a compiere con esso è “una rivoluzione nella società ultraortodossa. Noi siamo il ponte tra gli ultraortodossi e la società israeliana”.

Ma anche dagli ambienti laici, ovviamente, Yashar, Colian e le altre non possono attendersi grandi appigli.

Ma il “fattore donna” potrebbe, invece, rivelarsi molto importante nel nuovo parlamento israeliano. Non ci si attende che il numero possa significamente aumentare rispetto ai 27 seggi dell’ultima legislatura, ma parecchie figure femminili, a partire dalla nota Tzipi Livni, appaiono figure chiave della politica israeliana. Destino che sarà difficilmente condiviso da qualcuna delle ultraortodosse.