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Indonesia, australiani portati al carcere di Nusakambangan, prossima l'esecuzione

A nulla sono valsi gli appelli di Abbot. Prevista venerdì la conferma di data e ora della fucilazione.

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Indonesia, australiani portati al carcere di Nusakambangan, prossima l'esecuzione

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Sembra ormai prossima e inevitabile l’esecuzione della condanna a morte di Andrew Chan e Myuran Sukumaran, i due cittadini australiani considerati dalle autorità indonesiane i capi di “Bali nine”, organizzazione di trafficanti di droga.

Mercoledì sono stati trasferiti da Bali al carcere dell’isola di Nusakambangan, l’Alcatraz” indonesiana, dove è previsto vengano fucilati.

A nulla sono valsi i tentativi del governo australiano di chiedere clemenza per i due cittadini del Paese oceanico. Immediata la reazione del premier Tony Abbot.

“Noi – ha affermato – aborriamo i crimini di droga, ma anche la pena di morte. Riteniamo che questi due australiani meritano di essere puniti, ma certamente non meritano di essere giustiziati. Questa è la nostra posizione. Penso che milioni di australiani si sentano rivoltare le viscere all’idea di un’esecuzione di queste due persone”

Il procuratore generale Muhammad Prasetyo dovrebbe confermare venerdì data e ora dell’esecuzione per i due e altri otto condannati, dei quali sette stranieri.

A gennaio in Indonesia sono già state eseguite sei condanne a morte, cinque delle quali nei confronti di persone provenienti da altri Paesi.

Il giro di vite imposto dal presidente Joko Widodo, insediatosi a ottobre, ha alienato numerose relazioni diplomatiche al Paese asiatico. Veementi, a gennaio, sono state le reazioni di Brasile e Paesi Bassi, in seguito all’uccisione di due loro cittadini.

L’Indonesia ha dichiarato “emergenza nazionale” il consumo di droghe illegali, cominciando una campagna a tappeto di lotta contro lo spaccio. Sono 64 in tutto, tra cui 58 stranieri, i detenuti che potrebbero andare incontro alla pena di morte per reati legati agli stupefacenti.

Giacarta ha sempre imposto sanzioni molto dure contro questo tipo di crimini, ma la pena di morte era stata usata solo sporadicamente. Tra il 2009 e il 2012 non era mai stata utilizzata.

Il nuovo presidente, il primo nella storia del Paese a non avere un passato nell’esercito né nell‘élite politica e pareva avere una visione molto “occidentale”.

Niente nella sua campagna elettorale faceva presagire l’intenzione di veder aumentare le sentenze di morte. Ma da quando si è insediato, ha cambiato atteggiamento, rigettando fra l’altro tutte le domande di clemenza per i condannati.

“I trafficanti di droga hanno distrutto il futuro della nostra nazione” ha detto, affermando che nel Paese ci sono 4,5 milioni di tossicodipendenti e che tra i 40 e i 50 giovani muoiono per la droga ogni giorno.