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I mali del "paziente antartico". A pagare saranno anche NY e Miami

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I mali del "paziente antartico". A pagare saranno anche NY e Miami

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Fra due secoli l'innalzamento delle acque degli oceani toccherà i 3,3 metri. Gli scienziati: "mutamenti irreversibili"

Che il “paziente antartico” non se la passasse bene lo sapevamo da tempo. La sua lenta agonia, qui al largo del Cile si tocca però con mano.

Le pendici brulle rivelano uno scioglimento dei ghiacci, che secondo gli esperti porterà in due secoli a un aumento del livello degli oceani di quasi tre metri e mezzo.

Osservatorio privilegiato per gli scienziati, l’Isola di Robert fotografa mutamenti che – anche quando meno evidenti – allarmano gli addetti ai lavori come il britannico Peter Convey del British Antarctic Survey.

“Il 97% della penisola antartica è ancora coperto dal ghiaccio – dice -. Non si scioglierà tutto da un giorno all’altro. Basta però che a scomparire ne sia soltanto una piccola parte, per contribuire all’innalzamento del livello delle acque degli oceani”.

Il surriscaldamento delle acque porta allo scioglimento dei ghiacci in superficie, che finiscono per cedere terreno anche sulla terra ferma.

Nei campioni che qui raccoglie da ormai 20 anni, la biologa cilena Angela Casanova legge i segnali di un cambiamento che sta inesorabilmente plasmando non solo i paesaggi, ma anche la flora del posto.

“Come sappiamo l’Antartico è la zona che ha fatto registrare i più marcati incrementi di temperatura – dice -. Negli ultimi 50 anni si sono riscontrati aumenti nell’ordine dei tre gradi. Riteniamo che queste piante siano efficacissimi indicatori delle variazioni climatiche e del surriscaldamento globale”.

A rischio è secondo gli esperti l’intero ecosistema antartico. Due nuovi e concordanti studi rimettono in discussione le precedenti teorie sull’equilibrio della terra delle foche e dei pinguini, spendendo per la prima volta la definizione di mutamento inarrestabile e irreversibile.

Oggi ciechi di fronte al cambiamento climatico, gli Stati Uniti potrebbero riaprirli fra due secoli su città come New York e Miami invase dall’acqua.