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Nicolas Henin: "Per indebolire l'Isil si deve fermare il reclutamento in Europa"

Per la maggior parte delle persone è difficile capire quale sia l’attrazione esercitata dall’Isil E’ un fatto, però, che i suoi fedeli abbraccino il

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Nicolas Henin: "Per indebolire l'Isil si deve fermare il reclutamento in Europa"

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Per la maggior parte delle persone è difficile capire quale sia l’attrazione esercitata dall’Isil E’ un fatto, però, che i suoi fedeli abbraccino il suo messaggio violento. Nicolas Henin è un giornalista francese, sequestrato per quasi un anno dai miliziani dell’Isil. Una volta rilasciato ha provato a rielaborare pezzo per pezzo la sua esperienza e oggi la racconta nel libro “Jihad Academy”. E’ il nostro ospite in Global Conversation.

  • Nicolas Henin è un giornalista francese.
  • Nel giugno 2013 viene sequestrato da un gruppo di miliziani dell’Isil a Raqqa, in Siria.
  • La prigionia dura quasi un anno. Nicolas è rilasciato soltanto ad aprile 2014.
  • Il giornalista francese condivide la propria drammatica esperienza con altri detenuti occidentali
  • “Jihad Academy” è il suo ultimo libro

Euronews
Ha aperto il suo libro con un’immagine atroce, l’assassinio del reporter statunitense James Foley, che lei conosceva bene perché eravate insieme durante la prigionia. Sembra però che sia arrabbiato dal fatto che la sua morte ci abbia impressionato. Perché?

Nicolas Henin
Perché lo trovo indecente. Per prima cosa James Foley era mio amico. Era una delle persone migliori che ho incontrato durante la mia vita. Non voglio minimazzare la sua morte. Quello che rifiuto è che sia strumentalizzata. E trovo indecente che il mondo si accorga della Siria o che esista la jihad o che esista un’organizzazione chiamata Isil soltanto nel momento in cui James Foley viene ucciso. Certo James Foley è stato assassinato, ma prima di lui in Siria c’erano già stati 200.000 morti. E oltre 150.000 in Iraq. Bisogna stare attenti alle proporzioni . I nostri morti non hanno maggiore valore dei caduti in Medio Oriente.

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Perché apre il libro raccontando la sua morte?

Nicolas Henin
Perché mi ha scioccato, profondamente. Perché mi ha scioccato il trattamento che ne è stato fatto.

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Cosa ha provato mentre scriveva il suo libro?

Nicolas Henin
Un forte senso di liberazione. I dieci mesi passati in prigionia, in Siria, visti da una prospettiva diversa sono stati il più grande reportage mancato della mia carriera, perché sono tornato a mani vuote. In un certo senso da un punto di vista professionale è stato un tentativo di far sopravvivere qualcosa di quei dieci mesi che altrimenti avrei sicuramente perso con il passare dei giorni.

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Abbiamo chiesto ai nostri spettatori di inviarci via internet alcune domande per questa intervista. Vorrei porle quella inviata da Charles Cleary che chiede:“I miliziani dell’Isil sono cattive persone, sottomesse o semplicemente devote alle loro convinzioni?”.

Nicolas Henin
E’ una domanda molto interessante, perché è impossibile lottare contro l’Isis senza provare a cercare di capire i suoi miliziani, chi sono, cosa vogliono. Ce ne sono tantissimi persi, persone che vivono in un vero deserto culturale, e che lo riempono con questa specie di idea di poter realizzare finalmente qualcosa, di prendere in mano il loro destino e aiutare. Perché molti di quelli che partono per andare a combattere la jihad in Siria, sono convinti di andare lì per aiutare. Poi credo che molti facciano un bagno di realtà una volta arrivati lì, immediatamente si rendono conto di cosa significhi la guerra. E credo che alcuni si rendano conto di essere stati vittime di un lavaggio di cervello e vogliono lasciare l’organizzazione.Quelli che ritornano in questi Paesi diventano, invece, jhadisti agguerriti.

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Prima di tornare alle domande dei nostri spettatori vorrei chiederle una cosa. Tra i suoi carcerieri c’era Mehi Nemmouche, autore della strage al museo ebraico di Bruxelles. Lo annovera tra quelli che considera anime perdute?

Nicolas Henin
Mehi Nemmouche è esattamente il tipo di persona persa a cui mi riferivo

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Che tipo era?

Nicolas Henin
Mehdi Nemmouche è il classico ragazzino cresciuto con la televisione, come unico riferimento culturale. Dalle conversazioni che captavamo mentre eravamo prigionieri si capiva che era partito per la Siria solo per andare in televisione. Tutti i suoi riferimenti culturali erano legati alla realtà televisiva, dal divertimento al concetto di crimine. Il suo universo ideologico era formato pìù dal palinsesto televisivo francese che dal Corano.

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Nel suo libro definisce la partenza per la jihad quasi un viaggio romantico. Ma quanto dura il romanticismo una volta sul posto?

Nicolas Henin
Credo che la jihad sia un mix di partigianeria come la guerra in Spagna e di inquadramento settario. Parlo della guerra in Spagna perché c‘è anche in Siria questa sorta di volontà di reagire all’orrore quotidiano siriano, e in parte anche in Iraq di partire per difendere le vedove di guerra, ma anche i bambini rimasti orfani.

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Le parlavano di questo durante la sua prigionia…?

Nicolas Henin
Facevano alcuni riferimenti, così come ne facevano per la loro attrazione verso la morte. Un certo numero di loro si diceva alla ricerca della morte, altri si rifiutavano di far ritorno un giorno o l’altro nei loro Paesi di origine. Dicevano di essere venuti in Siria sapendo esattamente cosa avrebbero trovato: la morte. Per creare un jihadista non serve molto. Basta prendere una persona un po’ debole, senza troppa cultura. Bastano dieci parole in arabo, poche nozioni di base dell’Islam, che non hanno nulla a che fare con l’Islam.

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I miliziani non hanno realmente alcuna conoscenza dell’Islam?

Nicolas Henin
Si tratta di una conoscenza estremamente sommaria. O almeno per la maggior parte di loro. L’Islam funziona nella gran parte dei casi come supporto, è un vettore per esprimere la propria rabbia, del loro desiderio di lottare contro la società. E’ un po’ come quando i nostri genitori hanno detto ai loro nonni:” Mi fate schifo! Divento trotskista e vado a farmi le canne a Katmandu”. Si tratta di bambini che oggi dicono ai loro genitori:“Mi fate schifo, me ne vado a fare il cretino ad Aleppo o a Mosul”.

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Tutto questo è un po’ scioccante

Nicolas Henin
Ma è la realtà

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Durante la prigionia è riuscito a parlare con gli altri detenuti? Siete riusciti a condividere la vostra esperienza?

Nicolas Henin
Eravamo relativamente liberi di parlare tra noi, però, direi di si.

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Come erano le vostre giornate? Come trascorrevano?

Nicolas Henin
Erano molto noiose

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Credeva di poter essere liberato?

Nicolas Henin
Ho sempre avuto molta speranza nel fatto che un giorno sarei riuscito ad andarmene. Avevamo tutti questa speranza.
Forse eravamo ingenui, ma in una situazione del genere devi poter sperare per andare avanti.

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C’erano anche donne con voi, erano trattate in modo diverso? Le donne ostaggio..?

Nicolas Henin
Per quello che ricordo nessuna donna è stata oggetto di violenze

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Ha un ricordo ricorrente di quei giorni? Le va di condividerlo con noi?

Nicolas Henin
Tutto resta molto presente, ma preferirei non parlarne…

Euronews
Lei ha parlato anche degli ostaggi siriani…

Nicolas Henin
Si, la Siria è diventata un’ enorme camera di torture. I prigionieri siriani, detenuti nelle celle accanto alle nostre, hanno subito ore e ore di torture.

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Un nostro spettatore, Fabien Morin, le chiede: Ha incontrato jihadisti pentiti? Cosa è accaduto in quei casi?

Nicolas Henin
Io no. Ma c‘è un jihadista belga, Jejoen Bontinck, che è stato chiuso per un mese con James Foley e John Cantlie. Jejoen era partito animato da vero idealismo per combattere la jihad, ma una volta arrivato in Siria si è reso conto che quello che aveva trovato non corrispondeva affatto a ciò che aveva immaginato, ai suoi ideali. Per questo dopo aver annunciato che sarebbe ripartito, lo hanno rinchiuso. Ha passato un mese nella stessa cella di James Foley e John Cantlie, li hanno avuto modo di parlare, poi è stato liberato e recentemente è stato condannato in Belgio.

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Si parla spesso della strategia mediatica dell’Isil, e ad esempio del ruolo di John Cantlie, che lei ha conosciuto. Come giudica il suo ruolo all’interno della propaganda dell’isil. Perché lo fanno?

Nicolas Henin
Dal punto di vista mediatico l’Isil è molto intelligente. Hanno capito che a livello di comunicazione si deve ricorrere a tutti gli strumenti esistenti. Passando dalla violenza estrema per spaventare il nemico fino all’azione poliziesca, più raffinata come mostrano i video di John Cantlie mentre passeggia a Mosul mostrandoci come funzioni tutto, la città, l’economia. Oppure le strade di Aleppo cosi bella con tutte le sue rovine e i suoi siti archeologici. Si utilizza ogni tipo di linquaggio e questo è il segno di una certa intelligenza strategica del gruppo.

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E qual è allora esattamente la loro strategia?

Nicolas Henin
Da un lato puntano in un certo senso a piacere per poter reclutare nuove persone e per essere sempre più forti. Perché non dimentichiamoci che l’Isil parla il nostro stesso linguaggio. Non intendo dire il francese, l’inglese, il tedesco o lo spagnolo, ma il nostro linguaggio culturale. Si tratta di persone che hanno visto i nostri stessi film, che hanno giocato ai nostri videogiochi e che hanno letto i nostri stessi libri. Sono persone che vivono nel nostro mondo, che usano facebook, twitter. Abbiamo gli stessi riferimenti culturali. Per questo non stupisce che la principale società a gestire l’intera produzione video dell’Isil faccia capo a un gruppo di jihadisti tedeschi. Si tratta di persone come noi, non sono siriani o iracheni.

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Da quale Paese provenivano i suoi sequestratori?

Nicolas Henin
Senta, attorno a me parlavano con un francese privo di accento, con uno spagnolo privo di accento. Era un mix di lingue, ma questo non mi sorprende. L’Isil è considerata la principale organizzazione a reclutare in Occidente.

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Sembrerebbe che tra i più violenti ci siano i miliziani britannici..

Nicolas Henin
Abbiamo subito violenze da parte dei miliziani britannici, è vero, ma non soltanto da loro.

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Nel suo libro scrive: Non si riuscirà a ridurre la minaccia jihadista fino a quando non spegneremo l’incendio che la alimenta”. Su questo vorrei farle la domanda di un altro spettatore che chiede: Cosa dobbiamo fare per frenare le azioni dell’Isil?

Nicolas Henin
Si deve fermare il reclutamento. E far arrivare alle popolazioni locali il messaggio “ Noi siamo con voi”. E po proteggerle. La tutela dei civili siriani, è una delle responsabilità della comunità internazionale. Si deve fare tutto il possibile per difendere i civili, usando la diplomazia, o anche gli eserciti se necessario.

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Secondo lei è possibile negoziare con l’Isil?

Nicolas Henin
Non è una cosa semplice. Si tratta, infatti, di un gruppo che per alcuni aspetti risponde a una logica ben precisa e per altri invece reagisce in modo imprevedibile. Ad esempio, io ce l’ho fatta. E’ un segnale che in certe circostanze e a certi livelli una sorta di negoziazione sia possibile.

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Lei a conoscenza del perché è stato liberato?

Nicolas Henin
Beh, sono stato liberato perché ci sono stati dei negoziati a un certo punto. Non sono a conoscenza dei dettagli. Tutto quello che so è che il Presidente Hollande mi ha detto negli occhi, appena arrivato a Villacoublay “Per la sua liberazione non è stato pagato alcun riscatto”.

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Cosa pensa del pagamento dei riscatti?

Nicolas Henin
E’ una domanda difficile e non ci sono risposte certe. Credo che ogni sequestro rappresenti una situazione diversa. Per questo mi arrabbio regolarmente quando vengono presentate dottrine sui riscatti.Secondo le quali ad esempio gli Stati Uniti e il Regno Unito non pagherebbero mai perché sono Paesi virtuosi, mentre il resto dei Paesi europei, più deboli, si troverebbe per debolezza a finanziare il terrorismo jihadista. Se guardiamo ai fatti da un punto di vista storico, anche recente, possiamo costatare che i francesi a essere stati uccisi negli ultimi tempi sono numerosi, mentre due ostaggi statunitensi sono stati liberati.
Ci sono volte in cui negoziare è impossibile. Si compie un’analisi complessa dei fatti. Si devono valutare costi e benefici di un negoziato. Ci si deve chiedere:- Possiamo permetterci di andare incontro alle richieste dei sequestratori?”

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Passiamo alla situazione in Siria. Lei si sofferma molto sulla psicologia del Presidente Bashar al Assad. Chi è per lei?

Nicolas Henin
Per prima cosa Bashar al Assad è interessato al denaro, come molti dei capi di Stato mondiali, soprattutto nelle aree in via di sviluppo. Si tratta anche di un grande manipolatore, ma soprattutto di una persona che ha ereditato il potere e un sistema di governo fondato dal padre, un sistema che dopo 40 anni è in grado di rispondere alla crisi che attraversa il sistema.

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Chi è il nemico peggiore? Bashar al Assad o Abu Bakr al Baghdadi?

Nicolas Henin
Per rispondere a questa domanda vi invito a riconsiderare un attimo alcune cifre. L’Isil ha ucciso diverse migliaia di persone, da quando è stato stabilito il Califfato. Diciamo probabilmente più di 10.000. Dall’inizio della crisi il regime siriano ne ha uccise oltre 200.000 nel corso della campagna di repressione. Viste le cose in questo modo non saprei dire chi è meno peggio dell’altro. E’ evidente che tra i due il pìù criminale resti il regime siriano.

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Un’altra domanda da una nostra spettatrice, Solene Jornier che chiede: “Cosa direbbe ai giovani francesi che sono tentati di unirsi alle forze armate in Siria e Iraq?”.

Nicolas Henin
Mi piace molto questa domanda. Per prima cosa vorrei dirgli- e scusatemi se sembro egoista- Leggetevi il mio libro. Poi gli direi: ricordatevi che una volta in Siria ucciderete altri musulmani e non il regime di Bashar al Assad, contro cui non vi batterete probabilmente mai. Sono stati rarissimi i confronti tra Stato Islamico ed esercito siriano. E poi, sapete chi ha ucciso più jihadisti francesi, di tutte le organizzazioni, in Siria?

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No

Nicolas Henin
Ebbene, si tratta di Al Qaida. Durante la guerriglia dell’inverno scorso tra Al Nursa- la branca siriana di al Qaeda- e l’Isis sono morti moltissimi jihadisti francesi entrati nell’Isis-

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Perché secondo lei la maggior parte dei jihadisti stranieri arriva dalla Francia?

Nicolas Henin
Può darsi a causa di una certa islamofobia diffusa nel Paese e perché i musulmani francesi si sentono esclusi dal resto della società. Di fatto, però, questo senso di esclusione non riguarda soltanto la comunità musulmana. Il 22% dei jihadisti francesi è convertito. Si tratta di persone di cultura cattolica, alcuni sono addirittura di cultura ebraica che hanno deciso di abbracciare la fede musulmana per andare a combattere in Siria

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Continua a subire il fascino di Paesi come la Siria e l’Iraq, pensa di tornarci un giorno?

Nicolas Henin
Mi piacerebbe moltissimo tornare. Ho un forte attaccamento per questi Paesi, che rappresentano la culla della nostra civiltà. E’ incredibile quanto dobbiamo a questi Paesi. E’ stato un privilegio aver avuto la possibilità di camminare in paesaggi incantevoli, poter assaggiare una cucina fantastica e poi visitare meravigliosi siti archeologici. Purtroppo però mi sarà impossibile tornare in quei luoghi in un futuro prossimo.

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E il suo sguardo sul mondo, è cambiato dopo aver provato l’esperienza della prigionia?

Nicolas Henin
Ho perso certamente un po’ della mia ingenuità

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Quando ho incontrato Ingrid Betancour, per sei anni prigioniera delle Farc in Colombia, mi ha detto che in un certo senso si sentirà per sempre un ex prigionera. E’ lo stesso per lei?

Nicolas Henin
E’ difficile. Dopo aver vissuto un’esperienza così traumatica, abbiamo tutti questa specie di etichetta che ci resta incollata. Il mio obiettivo è liberarmene ed è anche per questo che ho scritto il libro. Per liberarmi della condizione di ex ostaggio. In questo modo ho riconquistato l’oggettività dell’osservatore, del giornalista. Non sono più un ex ostaggio.