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Nemtsov: da icona della fase liberale russa a fiero oppositore

La sua morte è l'ennesimo omicidio definito politico dall'opposizione. Fu una "promessa" dell'epoca postsovietica, ma finì presto ai margini del potere.

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Nemtsov: da icona della fase liberale russa a fiero oppositore

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Quando fu scelto da Boris Eltsin, nel 1997 come vice del primo ministro Viktor Chernomyrdin, Nemtsov era governatore, appena 37enne, di Nizhny Novgorod. La regione, situata 400 chilometri a est di Mosca, era divenuta mecca per gli affari dei banchieri occidentali, per la sua aggressiva politica di privatizzazioni.

La trasformazione era stata opera sua, nominato sempre dal presidente in quel ruolo nel 1991 e, successivamente, confermato dalle elezioni del 1995 con il 58,9% dei consensi.

Anche il suo mandato al governo nazionale era quello di spingere sul pedale delle riforme, per aprire al mercato e vincere le resistenze della burocrazia e della corruzione.

Nemtsov doveva occuparsi della “cima” della catena del potere, scalfendo i radicati monopoli che ne detenevano più di chiunque altro in Russia, a cominciare da quelli nel settore energetico. Ma aveva responsabilità anche relative agli “ultimi”, essendo impegnato nel riformare l’housing sociale e l’assistenza per far sì che fossero rivolte davvero ed esclusivamente alla gente bisognosa.

“È ovvio che mi farò un sacco di nemici nell’oligarchia industriale e finanziaria che per molti versi controlla ora la Russia. Quello che devo fare a Mosca ora è compito da kamikaze” aveva detto in un’intervista televisiva dell’epoca.

Le dimissioni dopo il default

E andò, effettivamente, a “sbattere” molto presto. Per la precisione contro il muro della crisi economica che attanagliava la Russia nel 1998, fino a portare al default del debito pubblico e alle dimissioni di Nemtsov.

Non immaginava certo che lì finisse la sua carriera nelle stanze del potere.

Nato nel 1959 a Sochi, nel profondo sud della Russia, città che ha ospitato lo scorso anno i Giochi olimpici invernali, iniziò la sua carriera politica ad alto livello, come già detto, giovanissimo. Prima ancora di venir nominato governatore, fu e letto al Congresso del popolo (organismo dissolto da Eltsin nel 1993), nel 1990.

In precedenza, dopo essersi spostato con tutta la famiglia a Nizhny Novgorod, studiò fisica elettromagnetica all’Università di Stato di Gorky. Prima della caduta del comunismo lavorò in diversi istituti di ricerca, pubblicando articoli accademici su quantistica, termodinamica e acustica.

L’inizio del declino

Nel 1999 ottenne l’ultimo moderato successo alla guida dell’Unione delle forze di destra, con un 8,52% dei suffragi che gli garantì un posto alla Duma e il ruolo di viceportavoce della stessa.

Ma quelle stesse elezioni videro il trionfo dei partiti che sostenevano il governo, presieduto da pochi mesi da Vladimir Putin, catapultato sulla poltrona di premier direttamente da quella di direttore dell’Fsb (ex Kgb). Fu l’inizio di un’epoca di potere incontrastato ancora in corso, e nella quale Nemtsov è stato di fatto confinato in un ruolo di comprimario prima dell’omicidio di venerdì.

Nelle successive elezioni del 2003 e 2007 l’Unione delle forze di destra non superò la soglia di sbarramento del 5%, rimanendo fuori dal parlamento.

In mezzo ebbe inizio la sua fase “filoucraina”, che lo ha portato anche in quest’ultimo anno di rinnovata tensione a raccontare il braccio di ferro tra Kiev e Mosca in maniera assai differente da quanto faccia il Cremlino.

Una sua previsione del 2005 si rivelò, però, ben lontana dalla realtà. Sostenne, infatti, “sono sicuro che da qui a cinque anni, il popolo ucraino vivrà meglio di quello russo. Senza avere gas né petrolio. Entro sette anni, l’Ucraina entrerà nell’Unione europea e tutti gli ucraini avranno un passaporto Schengen. E noi li invidieremo”

L’opposizione dura

Fu a questo punto che Nemtsov si trasformò in “oppositore duro e puro”. Nel febbraio del 2008, fu coautore con Vladimir Milov di un rapporto intitolato “Putin: risultati”. Il primo di una lunga serie di documenti contro l’attività del tre volte presidente.

Nel dicembre dello stesso anno, Nemtsov si unì a Solidarnost, diventando uno dei principali nomi dell’opposizione, insieme a allo scacchista Garry Kasparov.

Lo schiaffo nella città natale

Nel 2009 provò a diventare sindaco della sua città natale, Sochi, guadagnando appena il 13,6% dei consensi e venenedo battuto dal candidato putiniano di Russia Unita, Anatoly Pakhomov, che ottenne il 77% dei consensi.

Nel 2012, Nemtsov, Mikhail Kasyanov, e l’ex vicepresidente vicario della duma, Vladimir Ryzhkov, diventò copresidente dell’RPR-Parnas.

Nel 2013 è stato eletto al parlamento regionale di Yaroslavl, ma è soprattutto in piazza che negli ultimi anni ha fatto sentire la sua voce. Era tra i promotori della marcia del primo marzo, che avrebbe dovuto essere antigovernativa ma, dopo l’omcidio del 27 febbraio, si è trasformata in un ricordo del ‘‘golden boy’‘ della breve parentesi liberale russa, diventato in fretta eterno sconfitto.

Non aveva mai pensato di lasciare la Russia. “Perché mai dovrei lasciare il mio Paese? Amo la Russia. Che se ne vadano ladri e criminali” aveva detto dopo aver scontato 15 giorni di prigione a causa di una manifestazione svoltasi il 31 dicembre del 2010.

Nelle due ultime settimane aveva manifestato di temere per la propria vita e per quella della sua famiglia (Nemtsov aveva moglie e figlia, ma più recentemente era legato sentimentalmente alla modella ucraina Anna Duritskaya).

Le ultime dichiarazioni

Appena tre ore prima di essere ucciso, intervistato da una radio aveva affermato che “la causa della crisi è l’aggressione, seguita dalle sanzioni e dalla fuga dei capitali. Tutto questo a causa dell’insensata aggressione dell’Ucraina compiuta da Putin”. Sulla Crimea che “la sua popolazione vuole vivere in Russia, ne convengo. Ma non si deve fare secondo la sua volontà, bensì secondo la legge e bisogna rispettare la comunità internazionale”. E si era lamentato della “concentrazione del potere nelle mani di una sola persona. Questo non può che portare alla catastrofe. A una catastrofe assoluta”.