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Ankara taglia i tassi, ma a Erdogan non basta. Bufera in Turchia

In questa puntata anche l'accordo sulla Grecia: boccata d'ossigeno o specchietto per le allodole?

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Ankara taglia i tassi, ma a Erdogan non basta. Bufera in Turchia

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In questa puntata ci concentriamo sul dibattito innescato dal taglio dei tassi d’interesse in Turchia e dedichiamo la nostra consueta istantanea all’accordo raggiunto dalla Grecia a Bruxelles.

Per mesi la banca centrale turca si è opposta a un taglio dei tassi d’interesse. Nonostante il presidente Erdogan abbia giudicato insufficiente l’intervento e malgrado le rinnovate critiche da parte della politica, la scorsa settimana il taglio è però alla fine arrivato.

La lira turca ha toccato un nuovo minimo sul dollaro e in molti si chiedono se l’indipendenza della Banca centrale sia ora a rischio.

Ankara e la pressione sui tagli ai tassi d’interesse: bufera sulla Banca centrale turca

“Un traditore chi è contro i tagli ai tassi d’interesse”. Erdogan fustiga gli scettici, ma se la prende anche con la Banca centrale turca e una sua politica che giudica “troppo timida”: un taglio di 25 punti base al principale tasso di riferimento a una settimana, che secondo il presidente turco non sono ancora abbastanza.

“Stando ai dati della Banca Centrale, e in base anche alle tendenze globali, quella che è stata presa è una decisione ragionevole – dice Durmuş Dündar, decano alla facoltà di economia della Istanbul Kultur University -. Per quanto Erdogan sostenga il contrario, ritengo sia stata fatta la cosa giusta. Mi chiedo piuttosto se la presidenza turca miri a incidere sui tassi di cambio e se il suo obiettivo ultimo sia più che altro la svalutazione della moneta turca”.

Affondata dalle bordate di Erdogan, la lira turca ha toccato a fine febbraio un nuovo minimo sul dollaro. E attraverso sempre nuovi sondaggi, i cittadini esprimono il timore che l’indipendenza della Banca Centrale sia ora a rischio.

“La decisione di tagliare i tassi di interesse è deriva da motivazioni politiche o economiche? – si chiede il corrispondente di euronews, Bora Bayraktar -. Le interpretazioni in merito sono divergenti. Certo è però che nei prossimi mesi la Banca centrale turca resterà sotto i riflettori”.

Parola all’esperto

Per saperne di più Business Middle East ha raggiunto Nour Eldeen Al-Hammoury, direttore delle strategie di mercato di ADS Securities ad Abu Dhabi.

Dahleen Assan, euronews

“Come giudichi, anzitutto, la scelta della banca centrale turca di tagliare i tassi di interesse? Una mossa economica o politica? E’ poi la giusta strategia per rilanciare l’economia turca?”.

Nour Eldeen Al-Hammoury, direttore delle strategie di mercato di ADS Securities ad Abu Dhabi

“Come sapete di recente abbiamo assisito a forti pressioni del governo sulla banca centrale turca. Pressioni che possono ovviamente essere anche interpretate come parte di una più ampia strategia governativa in vista delle elezioni. Quella turca, come le banche centrali di tanti altri paesi che si trovano a far fronte a momenti difficili, si era in effetti mostrata riluttante a prendere delle decisioni. Decisioni che non dovrebbero comunque subire alcuna interferenza da parte del governo e che in ogni caso dovrebbero poter intervenire in maniera del tutto indipendente. Lo scorso agosto, quando l’inflazione sfiorava il 10%, la Banca centrale turca aveva aumentato con decisione i tassi d’interesse. Ora la situazione del Paese non è tuttavia delle più rosee: l’economia ha rallentato rispetto al passato e nel quarto trimestre dello scorso anno la crescita è stata dell’1,7%, il livello più basso dal 2012. Nonostante la continua svalutazione della lira turca, il taglio dei tassi d’interesse era quindi l’unica soluzione possibile. A meno che la Banca Centrale non decida di intervenire sul mercato dei cambi, per frenare il crollo della valuta turca. Qualunque decisione prenda la banca centrale, la crescita rischia comunque di accusare un contraccolpo. Non è quindi escluso che quest’anno la Turchia torni in recessione”.

La Grecia e l’accordo con Bruxelles. Boccata d’ossigeno o specchietto per le allodole?

Daleen hassan , euronews

“In Grecia, la proroga dei termini del programma di aiuti è vista da alcuni come una boccata d’ossigeno. Altri sono invece più scettici, come Il governatore della Banca Centrale che ha sottolineato i rischi della forte pressione sulla liquidità. I dettagli nella nostra consueta istantanea”.

L’accordo ponte di quattro mesi raggiunto a Bruxelles restituisce ossigeno ad Atene: perché al paziente greco si possa staccare il respiratore artificiale è però necessario intervenire rapidamente con più incisive riforme. Portavoce dell’urgenza di una svolta è lo stesso governatore della Banca Centrale greca Yannis Stournaras.

”Le banche, dopo il recente aumento di capitale, dispongono ora di sufficiente liquidità – dice Stournaras -. La pressione che questa liquidità sta subendo, soprattutto negli ultimi mesi, resta tuttavia forte. Per mettere in pratica gli accordi raggiunti è anzitutto necessario mettere in atto le riforme che il Paese attende ormai da anni”.

Un’urgenza condivisa da Bruxelles, che ha ventilato ad Atene l’ipotesi di anticiparle a marzo parte del denaro che attende, in caso di progressi sul fronte delle riforme.

“Gli aiuti unica via”

Daleen hassan , euronews

“Nour, cosa pensi dei problemi di liquidità delle banche greche? Ritieni che, da questo punto di vista, l’accordo raggiunto possa essere considerato un successo?”.

Nour Eldeen Al-Hammoury, direttore delle strategie di mercato di ADS Securities ad Abu Dhabi

“Come ha detto lo stesso numero uno della banca centrale greca, possiamo attenderci una stabilizzazione sul piano della liquidità. Le tensioni potrebbero tuttavia tornare a manifestarsi durante l’estate,soprattutto nel caso in cui Atene non riuscisse a ottenere una nuova proroga dei rimborsi o si aprisse una crisi politica, dovuta per esempio alla marcia indietro che il governo ha dovuto fare su alcune delle sue promesse. La cosa migliore è quindi trovare una soluzione strutturale. E’ da ormai oltre cinque anni che si agita lo spettro di un’uscita della Grecia dall’Euro. Atene è finora sempre riuscita ad evitarla, strappando un accordo in extremis ma al momento, per evitare un simile scenario all’Eurogruppo non resta che proseguire con la politica dei prestiti. Un default costituirebbe un fallimento non solo per la Grecia, ma per l’Eurozona nel suo complesso”.

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