ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Lotta al terrorismo: la cooperazione tra le forze di polizia nello spazio schengen

Dopo Parigi, Copenhagen. L’Europa ancora una volta vittima di attentati di terroristi europei. Come combattere queste minaccie salvaguardando le

Lettura in corso:

Lotta al terrorismo: la cooperazione tra le forze di polizia nello spazio schengen

Dimensioni di testo Aa Aa

Dopo Parigi, Copenhagen. L’Europa ancora una volta vittima di attentati di terroristi europei. Come combattere queste minaccie salvaguardando le libertà fondamentali in Europa? Ne parliamo con un esperto di terrorismo, ma prima vediamo come funziona a Strasburgo il centro operativo del sistema di informazione della spazio Schengen che ci mostra come i controlli delle forze di polizia esistano all’interno dell’area di libera circolazione.
Nel sistema di informazione Schengen sono inseriti anche dati relativi ai cosidetti foreign fighters, europei che vanno a combattere in Siria e Iraq e rientrano in Europa con idee piu’ estremiste.

Massima sicurezza in questo centro alla periferia di Strasburgo. Dietro il filo spinato, c‘è il cuore operativo del sistema di informazione di Schengen, l’area della libera circolazione delle persone. Se le frontiere interne sono scomparse in Europa, i controlli continuano e le forze di polizia cooperano con colleghi di altri paesi grazie al sistema di informazione.

E’ una banca dati condivisa tra i 28 paesi dell’area Schengen, la maggior parte dell’Unione europea, ma anche paesi extra-ue, la Svizzera e la Norvegia.

Questo centro è aperto 24 ore su 24, sette giorni su sette. In questa sala si verifica l’efficienza degli scambi tra gli stati membri e la banca dati europea.

Il responsabile delle infrastrutture Stefan Brandes ci spiega che dopo gli attacchi di Parigi sono stati intensificati i controlli per garantire che il sistema funzioni e sia al riparo da pirati informatici.

Entriamo nel data center. La banca dati custodisce oggi 57 milioni di dati, sette milioni in piu’ del 2013. L’Italia ha inserito il maggior numero di informazioni. Nella centrale europea ci sono dati relativi a criminali ricercati, a bambini scomparsi ma anche di macchine, banconote, o armi rubate in tutta l’area Schengen. Dati che aiutano le indagini di polizia e magistratura oltre le frontiere nazionali, spiega il direttore Bernard Kirch: “Se viene segnalato il furto di un’auto in uno stato appartenente al sistema di informazione Schengen, questa informazione è disponibile in tutto il territorio Schengen appena 5 minuti dopo”

Ma questa banca dati contribuisce a combattere la criminalità in Europa?

Bernard Kirch: “Se si considerano le statistiche del 2013, si puo’ osservare che 80.000 persone ed oggetti sono stati fermati o identificati grazie a questo sistema”

Dopo gli ultimi attentati in Europa, gli stati membri pensano di introdurre controlli obbligatori e sistematici sugli europei che rientrano attraverso le frontiere esterne dello spazio Schengen. Il sistema di informazione sarà piu’ sollecitato, ma in questo centro sono sicuri di essere tecnicamente pronti.

Gli esperti concordano, al di là delle strutture tecniche per migliore l’efficienza dei controlli nell’area Schengen molto dipenderà dalla volontà degli stati membri di scambiarsi in modo reciproco le informazioni su persone e oggetti ricercati.

Margherita Sforza, euronews:
In questo reportage abbiamo visto che ci sono degli strumenti europei per combattere il terrorismo, ma bisogna vedere se gli stati membri poi li utilizzano veramente. Tornati in studio, diamo il benvenuto a Sergio Carrera, ricercatore al centro per gli studi politici europei. Lei ha appena pubblicato uno studio sulla politica europea anti-terrorismo dopo gli attacchi di Parigi.

Margherita Sforza, euronews:
“Una delle risposte della polizia è stata di aumentare la sorveglianza, per esempio in Belgio la polizia ha smantellato una cellula terroristica prima di un attentato. Ma è la strategia giusta quando si tratta di terroristi isolati, come nel caso di Copenhagen, contro cosidetti lupi solitari?”

Sergio Carrera, ricercatore del Ceps:
“In questo caso l’Unione europea puo’ dare il suo contributo e sostenere gli stati membri dicendo che “ meno vuol dire qui far meglio” Meno dati significa migliore applicazione della legge”. Una valanga di informazioni su tutti, su qualsiasi persona non è utile. Quello di cui ha bisogno la polizia e i servizi segreti, ma soprattutto le autorità di polizia, sono dati precisi, informazioni di qualità, che rispettano gli standard delle prove o delle procedure criminali”.

Margherita Sforza, euronews:
“Quale potrebbe essere la differenza rispetto ai dati che raccogliamo ora? Cosa significa dati piu’ accurati?”

Sergio Carrera, ricercatore del Ceps:
“Invece di focalizzarsi su categorie a rischio o di formare profili su persone sospette che non hanno commesso crimini, quello di cui ha bisogno la polizia sono prove, prove che alcuni individui hanno commesso un reato, un’attività criminale.”

Margherita Sforza, euronews:
“Ma se abbiamo bisogno di prove, è possibile prevenire un’azione?”

Sergio Carrera, euronews:
“Certo, queste persone sarebbero seguite maggiormente, invece di avere una sorveglianza di massa su qualsiasi persona e questo agevolerebbe il modo in cui le risorse sono utilizzate”.

Margherita Sforza, euronews:
“Un’ultima domanda su una proposta avanzata dai deputati liberali al Parlamento europeo e dal Primo Ministro italiano, un servizio di intelligence europeo. E’ una proposta realistica?

Sergio Carrera, ricercatore del Ceps:
“Ma abbiamo veramente bisogno di un servizio europeo di intelligence?
I servizi segreti sono una competenza nazionale, rimangono essenzialmente nazionali. Tuttavia ci sono legami e zone di confine tra il lavoro dei servizi segreti e quello delle autorità di polizia nell’ambito della lotta al terrorismo, in questo caso l’Unione europea ha delle competenze, Bruxelles puo’ dire abbiamo bisogno di informazioni affidabili, di standard migliori.
I nostri principi non dovrebbero essere negoziabili: la democrazia, lo stato di diritto e i diritti fondamentali non dovrebbero essere rimessi in discussione nella lotta contro il terrorismo!”