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Turchia, nuovo stallo nel processo di pace Ankara- PKK

E’ una strada in salita, quella del processo di pace tra Turchia e Partito curdo dei lavoratori. Dopo mesi di relativa calma, sono tornate le

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Turchia, nuovo stallo nel processo di pace Ankara- PKK

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E’ una strada in salita, quella del processo di pace tra Turchia e Partito curdo dei lavoratori.

Dopo mesi di relativa calma, sono tornate le proteste e le repressioni. Le prime, iniziate domenica scorsa, in occasione dell’anniversario dell’incarcerazione del leader storico del PKK, Ocalan, di cui si continua a chiedere a gran voce la liberazione.

Da Islamabad, il Primo Ministro turco Ahmet Davutoglu chiede al PKK di rinunciare alla lotta armata.

“Un processo di pace richiede fiducia, coraggio, ma soprattutto la buona volontà” ha chiarito Davutoglu “Non è abbastanza dire ogni giorno: vogliamo la pace, devono essere fatti passi concreti”.

Ma il Pkk accusa Ankara di tenere in stallo i negoziati e ha smentito le voci di chi dava per imminente la chiamata di Ocalan a deporre le armi.

“Se il governo intende portare avanti i negoziati mentre è alle prese con l’adozione della nuova legislazione sulla sicurezza” spiega il leader del partito democratico curdo Demirtas “allora non siamo sulla stessa linea.
Il governo sta sbagliando”.

Lo stallo tra Ankara e il Pkk rischia di rovinare anche i piani di Erdogan, che conta sul pieno appoggio curdo alle elezioni di giugno. Ad accomunare le due parti, però, al momento è soltanto la lotta contro l’Isil a Kobane. Dove, accusa il PKK, la Turchia dovrebbe fare di più