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Esclusiva - comprate in Slovacchia le armi usate negli attacchi di Parigi

Le armi erano demilitarizzate, ma il metodo utilizzato in Slovacchia permette un ricondizionamento molto semplice e rapido

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Esclusiva - comprate in Slovacchia le armi usate negli attacchi di Parigi

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Le armi usate dai terroristi a gennaio a Parigi contro la redazione del settimanale Charlie Hebdo furono acquistate in Slovacchia.

Point of view

l'Unione europea è impreparata ad affrontare i rischi derivanti dalle armi ricondizionate

L’esclusiva di euronews, in collaborazione con il quotidiano slovacco Nový čas, si arricchisce di un dettaglio importante: le armi erano demilitarizzate, disattivate, ma sono e sono state ricondizionate per sparare.

La scoperta è stata fatta seguendo, a ritroso, il percorso dei numeri di matricola delle armi usate dai fratelli Said e Chérif Kouachi e dal loro complice Amedy Coulibaly nei due massacri di Parigi.

Gli investigatori francesi sono arrivati prima in Belgio, dove è avvenuto l’acquisto ad opera di Coulibaly e poi in Slovacchia. La polizia di Bratislava è risalita ad un negozio nella parte occidentale del Paese, dove le armi a salve sono state vendute legalmente

Queste armi sono disattivate ​​meccanicamente e vengono comunemente usate nei film, nelle rievocazioni storiche o esposte in collezioni private. In Slovacchia la vandita è libera, basta avere 18 anni e una carta d’identità, anche se si acquistano mitragliatrici pesanti.

Legali e facilmente ricondizionabili

In questi negozi e anche online sono è disponibile una gamma completa di armi.

Tra i prodotti in vendita si trovano reti mimetiche e munizioni e modelli disattivati delle armi da fuoco usate negli attachi di Parigi: fucili d’assalto AK-47, pistole Tokarev, fucili Scorpion e anche la VZ 58 che Amady Coulibaly mostra in un video, diffuso in rete il ​​giorno dopo che l’assalto al supermercato kosher. Nel filmato l’uomo rivendica la responsabilità degli attacchi e fedeltà al gruppo fondamentalista dell’Isil.


A dimostrazione di quanto sia facile acquistare un’arma in Slovacchia, una giornalista del quotidiano Nový čas ha impiegato cinque minuti, con una carte d’identità e 250 euro, a comprare una VZ demilitarizzata con un calcio pieghevole.

Il metodo di demilitarizzazione utilizzato in Slovacchia, permette un ricondizionamento molto semplice, spiega l’esperto di armi da fuoco Ľudovít Miklánek al giornale slovacco.

Il “movie prop”, il metodo di neutralizzazione slovacco non influisce sulla potenza di fuoco dell’arma. Di conseguenza un ricondizionamento illegale permette all’arma di tornare ad essere pienamente operativa.

Miklánek, membro dell’associazione per la difesa dei diritti dei possessori di armi, spiega che il metodo nella vicina Repubblica Ceca è quasi impossibile ricondizionare le armi, perché non possono nemmeno essere caricati i proiettili senza sostituire la canna e altre componenti meccaniche. Anche in quel caso, inoltere, la pistola rischia di esplodere se si utilizzano proiettili veri.

Con il sistema slovacco, il ricondizionamento dura “un’ora, forse due” spiega Ľudovít Miklánek. “Gli stranieri lo hanno scoperto che e hanno iniziato a comprare le nostre armi – agiunge- soprattutto dai Paesi dell’Unione europea come la Spagna o la Francia perché siamo nell’area Schengen”.

No comment delle autorità francesi

La polizia francese non commenta la scoperta perché la questione è complessa e le indagini in corso.

Il ministero degli Interni slovacco non nega l’attività di collaborazione con la polizia francese. Un portavoce intervistato dal quotidiano Novy Cas ha spiegato che “stanno lavorando con le autorità di partner europei per valutare i vari indizi in riferimento ai casi correlati ad attacchi terroristici”.

I respondsabili della polizia di Bratislava hanno aggiunto che il governo sta discutendo l’ipotesi di modificare la legge relativa alle armi a salve, ma al momento non c‘è né un calendario parlamentare, né una scadenza.

L’Unione europea “impreparata ad affrontare la minaccia”

Il ricondizionamento di armi demilitarizzate è molto diffuso in Europa, anche se illegale. Nel 2008, riporta il quotidiano The Guardian una persona è stata condannata all’ergastolo a Londro perché colpevole di aer avviato una fabbrica ​​per il ricondizionamento delle armi.

Le istituzioni europee sono pienamente consapevoli del problema e non da oggi. In un documento della Commissione europea del 2013 si lege che “le autorità dell’Ue sono preoccupate che le armi da fuoco disattivate vengano ricondizionae illegalmente e vendute per scopi criminali”. Inoltre, viene segnalato che oggetti come lanciarazzi o armi ad aria compressa vengano abitualmente convertiti “in armi letali illegali”.

Tuttavia, Bruxelles non ha mai legiferato sulla ricondizionabilità e la demilitarizzazione delle armi. Il documento del 2013 si limita a spiegare che “la Commissione proporrà orientamenti in materia di criteri di disattivazione per garantire che le armi da fuoco demilitarizzate siano rese inutilizzabili”. Non è stato così per la Slovacchia.

La valutazione della direttiva 2008 sulle armi da fuoco, pubblicata nel dicembre 2014, il mese prima degli attacchi di Parigi, sottolinea la mancanza di una politica comune: “La mancanza di chiarezza della direttiva lascia spazio all’interpretazione nazionale e in alcuni casi ha causato problemi alla sicurezza”, si legge nella relazione secondo cui, “i diversi standard sulla disattivazione delle armi permettono la circolazione delle armi da fuoco e facilitano il commercio illegale di armi da fuoco”.

In conclusione: “l’Unione europea è impreparata ad affrontare i rischi derivanti dalle armi ricondizionate”. Il portavoce della Commissione europea ha detto a euronews che saranno proposte al Parlamento europeo e al Consiglio europeo le soluzioni per affrontare questa emergenza. “Consapevole dell’importanza dei problemi di sicurezza legati al ricondizionamento delle armi – si legge – la Commissione sta lavorando sulle norme e le tecniche di demilitarizzazione che saranno adottate entro la fine del 2015. La Commissione ha proposto agli Stati membri di adottare delle linee guida con atti esecutivi”.