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Debito greco, il braccio di ferro prosegue ma il tempo stringe

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Debito greco, il braccio di ferro prosegue ma il tempo stringe

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Dopo il nulla di fatto all’Eurogruppo di lunedì sul debito greco, il conto alla rovescia è cominciato. Atene vuole un’estensione degli aiuti finanziari, ma rifiuta quella del programma di riforme legato a doppio filo. Posizione ribadita martedì dal premier Tsipras, il quale, davanti alle dichiarazioni della Commissione – “Nessuna soluzione al di fuori di un accordo tra i 19 Stati membri – ha risposto: “Non c‘è fretta. E non scenderemo a compromessi”.

“Non sono d’accordo con chi parla di ultimatum”, commenta Nick Kafkas di Merit Securities. “L’ultimatum è un’altra cosa: ‘Quattro giorni oppure peggio per voi’. Nessuno ha detto ‘peggio per voi’. Di certo i negoziati non dureranno altri tre giorni. Credo che saranno almeno cinque o dieci, in modo tale che ci sia il tempo per trovare un accordo”, aggiunge.

Se un rinnovo della linea di liquidità d’emergenza della Bce per le banche greche, sembra scontato, questo mercoledì, l’Europa ha dato tempo fino a venerdì per trovare l’accordo. Intanto, la data ufficiale della fine dell’attuale programma di aiuti, il 28 febbraio, si avvicina.

“I mercati vedono ancora la cosa come una grossa partita di poker, da entrambe le parti, e prevedono negoziati fino all’ultimo giorno”, commenta Robert Halver di Baader Bank. “Io penso che i greci rimarranno nella zona euro ma se le cose vanno avanti così fino a metà marzo bisognerà predisporre dei piani per l’uscita della Grecia dall’euro. L’eurozona riuscirebbe a gestire la cosa, ma non è certamente auspicabile”, sottolinea.

Sui listini greci la performance delle banche pare ormai direttamente correlata all’evoluzione del braccio di ferro. Ancora non si può parlare di corsa agli sportelli ma a dicembre i depositi sono calati per il terzo mese di fila. Senza nuovi aiuti, Atene rischia di finire a secco.