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Nuovi cardinali, nuova Chiesa? Papa Francesco sfida lo status quo

L'Europa resta sovrarappresentata, ma le nuove nomine spostano l'asse verso paesi finora dimenticati

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Nuovi cardinali, nuova Chiesa? Papa Francesco sfida lo status quo

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Il 14 febbraio la Chiesa cattolica accoglierà 15 nuovi cardinali.
Nel corse del secondo Concistoro dall’inizio del suo pontificato – dopo quello del febbraio 2014 -, Papa Francesco, primo pontefice latinoamericano della storia (e primo non europeo dal 741), romperà con alcune tradizioni consolidate.

Il Collegio cardinalizio: che cosa è? Che cosa fa?

I cardinali, prelati cattolici anziani, sono collaboratori del Papa nel ricoprire i ruoli più importanti della Curia romana o come vescovi di diocesi particolarmente importanti e sono chiamati anche “Principi della Chiesa”
I cardinali, che nel loro insieme formano il Collegio cardinalizio, sono nominati fra i sacerdoti ordinati vescovi.

La principale funzione del Collegio è l’elezione del Papa in conclave dopo la morte o le dimissioni del pontefice in carica. Sempre nel suo insieme, il Collegio si riunisce su convocazione del Papa, per valutare e discutere tematiche di varia natura, attenenti al governo della Chiesa. A titolo individuale, ciascun cardinale è poi chiamato ad assistere l’impegno pastorale del Pontefice, svolgendo gli incarichi che quest’ultimo gli assegna.

I cardinali sono nominati a vita, ma perdono il diritto di voto in conclave al compimento degli 80 anni. I cardinali al di sotto di questa soglia di età sono chiamati “cardinali elettori”. A partire dal 1973 Paolo VI ne limitò per prassi il numero massimo a 120, ma il rispetto di questa regola è rimesso alla discrezionalità del pontefice di turno.

La presentazione del Collegio cardinalizio nella documentazione online della sala stampa vaticana

Un rimodellamento della Chiesa?

Lista completa e cenni biografici dei cardinali che saranno nominati il 14 febbraio durante il Concistoro, nel bollettino stampa della Santa Sede.

Il 4 gennaio Papa Francesco ha annunciato all’Angelus la prossima nomina di 15 nuovi cardinali elettori, provenienti da 14 paesi diversi. Si tratta di una delle selezioni più eterogenee che la Chiesa cattolica abbia mai visto nella sua storia.

Confermando di fatto la fine dell’automatismo riguardante le “diocesi cardinalizie” – così chiamate perché ai loro titolari schiudevano tradizionalmente le porte di una nomina da cardinale -, il Pontefice apre con le nuove investiture a paesi che non avevano mai avuto un cardinale, come Capo Verde, Tonga o Myanmar. Altri dei nuovi cardinali provengono da Etiopia, Vietnam, Messico, Uruguay e Panama. Nessuno è originario di Stati Uniti e Canada, appena 5 sono europei, uno solo della Curia romana e due soli italiani: i vescovi di Agrigento e Ancona Francesco Montenegro ed Edoardo Menichelli. Già Benedetto XVI aveva cominciato, negli anni scorsi, a discostarsi dalla regola non scritta delle diocesi cardinalizie. Con i 15 nuovi porporati, il numero complessivo degli elettori-cardinali sale inoltre a 125, discostandosi dalla prassi di una loro limitazione a 120, introdotta da Paolo VI.

L'Europa perde terreno

Le nomine del 14 febbraio si preannunciano dunque come un passaggio fondamentale nel disegno di nuovi equilibri in seno alla Chiesa.

Il quotidiano dei vescovi, Avvenire, riassume parlando di più voce alle periferie

Lui stesso eletto da un Conclave per il 52% composto da cardinali europei, Papa Francesco rivoluziona gli equilibri in seno al Collegio dei cardinali elettori, facendo perdere al Vecchio Continente il suo ruolo tradizionalmente predominante.

Rispetto al 2013, la rappresentanza dell’Europa cala dal 52% al 46%. La sproporzione rispetto a quella degli altri continenti resta tuttavia marcata e appare ancora più evidente se si rapporta il dato con quello sulla diffusione sul territorio della religione cattolica. Si veda per esempio nel nostro grafico come America Latina e America Centrale rappresentino con i loro cardinali appena il 17% del Collegio cardinalizio, a fronte di una popolazione che si dichiara cattolica al 39% (contro il 24% di quella europea).

Di Diego Giuliani e Selene Verri