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Ucraina, a Minsk mercoledì nuovo appuntamento per la pace

Poroshenko annuncia progressi nella conference call a quattro. Putin avverte: niente armi dagli Usa o salta tutto.

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Ucraina, a Minsk mercoledì nuovo appuntamento per la pace

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Minsk, ultima chiamata. Dopo il fallimento dei colloqui poco più di una settimana fa, la capitale bielorussa sarà mercoledì di nuovo teatro del tentativo di arrivare a una tregua tra le autorità ucraine e i separatisti.

Lo hanno annunciato il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko e Vladimir Putin, incontratisi domenica a Sochi.

Questa la conclusione alla quale sono giunti lo stesso Putin, il presidente ucraino Petro Poroshenko, quello francese François Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel, dopo la lunga conference call avuta nella giornata di ieri.

Un risultato che “non era affatto scontato ed è un’ottima chance per provare a realizzare finalmente gli accordi” di settembre sull’Ucraina,mai rispettati, a partire “da un immediato cessate il fuoco” ha commentato l’alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini. Ma avverte: “è troppo presto per cantare vittoria”.

Nell’attesa del vertice lavorano gli “sherpa”, ovvero i vice ministri degli Esteri dei quattro Paesi, che si ritroveranno martedì a Berlino.

Prevista anche una riunione del cosiddetto gruppo di contatto, formato da rappresentanti di Mosca, Kiev, Osce e separatisti filorussi, “per preparare le condizioni e i temi sostanziali” del vertice.

Tra i nodi da sciogliere c‘è la definizione della linea del fronte, rispetto agli accordi di settembre molto differente visti gli avanzamenti dei ribelli, la distanza di arretramento delle armi pesanti, il controllo della tregua e dei confini con la Russia, attraverso i quali, secondo Ucraina, Stati Uniti e altre forze occidentali, entrano mezzi e militari
russi, lo status delle aree controllate dai ribelli.

Ottimista Poroshenko che ha riscontrato “progressi” nella conferenza telefonica e spera che i colloqui a Minsk portino a un “rapido e incondizionato cessate il fuoco”.

Il capo dello Stato russo vuole delle garanzie. Tra le quali c‘è quella di non assistere a un intervento americano a sostegno dell’esercito ucraino.

A Monaco di Baviera, il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, ha messo in guardia John Kerry sul rischio di “conseguenze imprevedibili” in
caso di forniture belliche americane a Kiev,avversate da gran parte dei Paesi europei.

Negli Stati Uniti cresce la pressione politica di chi sarebbe, invece, favorevole. Un proposito che potrebbe minare i piani di pace e dal quale la cancelliera tedesca Angela Merkel, oggi a Washington, tenterà di dissuadere l’amministrazione Obama.