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Ci spera, senza troppo crederci. Kiev verso i negoziati di Minsk

Condivisa speranza di molti è arrivare almeno a un cessate il fuoco, per restituire spazio alla diplomazia

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Ci spera, senza troppo crederci. Kiev verso i negoziati di Minsk

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Ci crede poco, ma vuole sperarci. Negli occhi ancora i ricordi di Maidan, Kiev si aggrappa con scetticismo ai nuovi negoziati di mercoledì a Minsk, per trovare una via d’uscita alla crisi ucraina.

Point of view

Non rinunceremo alla sovranità sul nostro territorio - dice il parlamentare Mykola Tomenko -. Quanto si può discutere sono eventuali formule di auto-governo nell'est del Paese

“Temo che le possibilità di arrivare a una soluzione siano molto esigue – dice un residente -. Quante volte è stata già tentata la carta dei negoziati? Gli ucraini continuano a morire. Anche mio padre è stato richiamato… Voglio che torni vivo”.

“Dobbiamo trattare – gli fa eco un altro cittadino – perché la nostra gente sta morendo, i nostri bambini stanno morendo. Laggiù nel Donbass non si rendono conto di quello che stanno facendo. E’ facile per loro rivendicare la libertà, ma una volta che ce l’avranno, cosa potranno farci? Chi ricostruirà le loro regioni?”.

Dai banchi del parlamento ucraino arrivano intanto già chiari distinguo. Trattare sì, dicono voci che si levano dal partito del presidente Poroshenko, ma entro certi, inderogabili, limiti.

“Nutriamo la speranza che si trovi l’accordo per un cessate il fuoco – dice il parlamentare Mykola Tomenko -, ma certo non al prezzo di rinunciare alla sovranità sul nostro territorio. Quanto si può discutere sono eventuali formule di auto-governo nell’est del Paese”.

Moderate le aspettative tra gli analisti politici.
Questo non può essere che un primo passo
dice Volodymyr Fesenko, uno di loro, ai nostri microfoni. “La principale aspettativa – spiega – riguarda un cessate il fuoco nell’Est del Paese. Dubito tuttavia che ci si possa attendere una conclusione del conflitto. La crisi è ormai troppo profonda, la situazione è divenuta troppo complessa”.

Se tornare indietro è difficile, molti sperano insomma almeno di guardare avanti nel silenzio di un cessate il fuoco, finora troppo frammentato e fragile per lasciare spazio alla diplomazia.