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Un angelo nella mia casa

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Abel, uomo molto impegnato nella carriera all’interno di un laboratorio di ricerca, perde improvvisamente in un incidente la moglie e l’unica figlia

Abel, uomo molto impegnato nella carriera all’interno di un laboratorio di ricerca, perde improvvisamente in un incidente la moglie e l’unica figlia. Il grave lutto è alterato dall’arrivo di una bambina dai poteri soprannaturali che assomiglia a sua figlia. L’uomo rischia di impazzire ma decide di conoscere questa creatura.

Jacques-Hervé Fichet è il produttore e regista di questa operazione cinematografica franco-elevetica indipendente.

Jacques-Hervé Fichet, regista:
“La sfida piu’ difficile per questa piccola produzione, che è quella di un film fatto in casa, è stata la ricerca dei finanziamenti. Ho dovuto farmi fare un prestito personale e poi c‘è voluta anche un’altra forma di colletta sul sito touscoprod.com per raccogliere 7000 euro”.

Gli attori lavorano quasi a titolo gratuito.
Stephan Petit, ha interpretato il ruolo principale del film. La distribuzione anche è stata fatta in modo artigianale. Il ruolo di Lea è stato affidato alla figlia del regista.

Quentin King, attore e tecnico del CERN:
“Essere attore, è una sfida rispetto a quando semplicemente scrivi, o guidi un’equipe di persone che si occupano di software. Sono molte le tecniche attoriali che conosco poco. Quindi mi sono trovato solo con me stesso e ho immaginato cosa averi fatto in quella situazione”

Stephan Petit, attore:
“Per me si è trattato di un terreno di gioco, un’avventura formidabile. La scoperta del gioco attoriale al cinema. Ero abituato al teatro ma per il cinema ho dovuto cambiare molte cose. Jacques il regista mi chiedeva di smettere di fare le smorfie. Alla fine è stato facile ma anche divertente. Nel film io e Lea voliamo in cielo per qualche attimo, la cosa è stata possibile con le riprese di due giorni in una sala di posa sospesi a dei cavi su uno sfondo verde, molto divertente”.

Il film “Lea, un ange dans ma maison” entra con le sue cinemperese nei locali del CERN di Ginevra come soltanto le cineprese di “DaVinci Code” di Ron Howard avevano potuto fare.