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Tunisia: le vite spezzate dal fondamentalismo e dalla catastrofe sociale

Dall’inizio della guerra siriana, più di 3.000 cittadini tunisini sono partiti per la jihad. Rappresentano il contingente di combattenti stranieri

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Tunisia: le vite spezzate dal fondamentalismo e dalla catastrofe sociale

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Dall’inizio della guerra siriana, più di 3.000 cittadini tunisini sono partiti per la jihad. Rappresentano il contingente di combattenti stranieri più numeroso.

Dalla città di El M’Hamdia è partito anche il migliore amico di Ibrahim, Marwan.

Ibrahim ci racconta che i primi salafiti sono apparsi nel 2000 e dopo la rivoluzione, hanno iniziato a reclutare combattenti.

Marwan ha smesso di bere, di frequentare le ragazze e ha abbracciato l’estremismo.

“Ha iniziato a seguire il gruppo di al-Nusra ed è quasi diventato uno di loro – ricorda Ibrahim Ben Abdelrahman – Anche la sua mentalità era cambiata, accusava gli altri musulmani di apostasia. Parlare con lui è diventato difficile, tutto era proibito, non c’era più discussione”.

Secondo Alaya Allani, professore di Storia all’Università di Tunisi, il lavaggio del cervello non è l’unico strumento di reclutamento. La condizione economica gioca un ruolo importante.

“La manipolazione delle idee funziona sul piano ideologico. Ma quello che attira maggiormente è il sogno di una vita migliore – spiega il professor Allani – Promettono a questi jihadisti che faranno fortuna una volta arrivati in Siria”.

Quando sono pronti a partire, gli aspiranti combattenti attraversano il confine libico per la formazione.

L’amico di Ibrahim è stato addestrato insieme ad altre 120 persone. Nel campo si beveva alcol. I capi dicono che serve per infiltrarsi nella società.

“Le persone che Marwan ha visto bere non erano i suoi compagni di viaggio, ma i capi e gli addestratori – aggiunge Ibrahim – La loro giustificazione è che devono fingere di essere persone normali, perché quando lasciano il campo devono condurre una vita normale, come se non fossero addestrati o addirittura come se non siano musulmani”.

Marwan è stato arrestato in un’operazione che ha smantellato una rete di reclutatori in Tunisia. Diverso il destino di Youssef, fratello di Mehdi Akkari, un rapper conosciuto come DJ Costa. Youssef è stato ucciso in Siria. Prima di morire confidò al fratello di essersi pentito.

“È stata la polizia tunisina a costringerlo a partire – accusa Mehdi Akkari – Lo perseguitavano, non aveva altra scelta che partire. Hanno voluto sbarazzarsi di lui perché hanno paura di questi jihadisti”.

“Molte delle persone che partono non tornano più a casa perché per la legge sono dei criminali – conclude il professor Allani – Quindi preferiscono restare in Siria o fuggire in altri Paesi come la Libia o l’Iraq”.

Carnefici o vittime di una tratta di essere umani. La Tunisia ha approvato la sua prima costituzione democratica un anno fa e si propone come un laboratorio politico arabo, ma la catastrofe sociale post-rivoluzione rischia di consegnare una generazione al fondamentalismo.