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Le banche centrali passano all'azione

Business Middle East analizza le conseguenze dei più importanti eventi economici mondiali in Medio Oriente

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Le banche centrali passano all'azione

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I mercati finanziari hanno ricevuto scosse quasi quotidiane dalle azioni delle banche centrali, che hanno portato, in alcuni casi, al panico. Questo ha, a sua volta, ulteriormente accelerato alcuni cambiamenti politici.

Le banche centrali: la stagione dell’azione

È stato un mese ricco di grandi eventi nel mondo della politica monetaria. Alcuni di questi erano stati previsti, ma altri sono stati improvvisi come tsunami.

Il 15 gennaio, la Banca nazionale svizzera ha preso la decisione shock di togliere il limite valutario fissato a 1,2 rispetto all’euro. Questo, almeno inizialmente, ha rafforzato molto il franco svizzero.

Una settimana dopo, la Banca d’Inghilterra ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse nel Regno Unito. Per la prima volta dallo scorso luglio, il voto è stato unanime.

I politici che volevano aumentare il costo del denaro hanno dovuto cambiare idea, dato che l’inflazione nel Regno Unito è scivolata al livello più basso da 14 anni.

Si attendeva dallo scorso anno e alla fine la Banca centrale europea ha annunciato il tanto atteso programma di quantitative easing.

Il 22 gennaio, il presidente della BCE, Mario Draghi, ha usato quello che è stato definito un bazooka finanziario: 60 miliardi di euro saranno iniettati ogni mese nelle economie della zona euro, a partire dal mese di marzo, almeno fino al mese di settembre del prossimo anno.

Negli Stati Uniti, nel frattempo, la Federal Reserve preferisce la strategia della prudenza per quanto riguarda l’atteso rialzo dei tassi di interesse.

La presidente della Fed, Janet Yellen, ha spiegato che la parola pazienza, usata nelle sue dichiarazioni, significa attendere almeno i prossimi due vertici di politica monetaria.

La fine di questo mese ricco di eventi ha visto muoversi anche la Banca Centrale russa, che ha abbassato inaspettatamente i tassi di interesse dal 17% al 15%.

La giornalista di euronews Daleen Hassan ha discusso delle ricadute delle iniziative intreprese dalle banche centrali con Nour Eldeen Al-Hammoury, direttore delle strategie di mercato di ADS Securities.

Daleen Hassan, euronews: “Benvenuto Nour, assistiamo a un effetto domino degli interventi delle banche centrali. La questione è legata al calo dei prezzi del petrolio, al rallentamento della crescita o ci sono altri fattori?”

Nour Eldeen Al-Hammoury, direttore delle strategie di mercato di ADS Securities: “Non è tutta colpa del petrolio. Prima di tutto, l’economia globale si è indebolita e sta rallentando dalla metà dello scorso anno, nonostante le banche centrali avessero previsto un rallentamento di breve durata. Ma soprattutto, l’economia globale ha bisogno di riforme strutturali che si sono rese necessarie alla luce del perdurare della crisi finanziaria. Il debito globale è in aumento in maniera significativa e ha raggiunto un livello record, più elevato rispetto a prima della crisi finanziaria. E le cose potrebbero peggiorare quest’anno”.

euronews: “Quali sono i rischi di tassi di interesse super bassi? Sono il segnale che il peggio deve ancora venire?”

Nour Eldeen Al-Hammoury: “Se ricordate, abbiamo lanciato l’allarme nella stagione precedente. Le cose stanno andando contro le previsioni delle Banche Centrali e hanno portato a decisioni dettate dal panico da parte di alcune importanti banche centrali. Ogni banca centrale ha agito separatamente e non c‘è stato un intervento coordinato. Questo ha portato ad una guerra delle valute che, quest’anno, potrebbe causare nuove sfide: il taglio dei tassi sui depositi vicino allo zero è un chiaro segno che l’economia globale è molto vicina alla recessione e la banche centrali stanno cercando in tutti i modi di evitarla”.

euronews: “Diamo uno sguardo in particolare al Medio Oriente, qual è stato l’impatto delle mosse delle banche? Potremmo assistere a manovre simili dalle banche centrali della regione?”

Nour Eldeen Al-Hammoury: “Naturalmente, la regione mediorientale ha subito qualche effetto da queste decisioni: gli scambi sono aumentati, soprattutto dopo i guadagni deludenti di alcune delle più importanti compagnie. In aggiunta a ciò, alcune società hanno posticipato grandi progetti a seguito del calo dei prezzi del petrolio. Nel frattempo, nel breve termine non prevediamo alcun intervento da parte delle banche centrali qui nella regione, a meno che la Federal Reserve non intervenga con un annuncio importante. In questo momento, le banche centrali del Medio Oriente seguono l’andamento del dollaro statunitense”.

Business snapshot

*Total: accordo negli Emirati non ferma tagli del 30% alle spese di esplorazione *

La nostra istantanea di questa settimana arriva dagli Emirati Arabi, che hanno conferito alla compagnia petrolifera francese Total 40 anni di concessione per le esplorazioni e l’estrazione.

Il Consiglio Supremo per il Petrolio e la compagnia petrolifera nazionale di Abu Dhabi hanno infatti accordato al gigante petrolifero francese un nuovo accordo di concessione della durata di 40 anni.

I 15 principali giacimenti degli Emirati Arabi, oltre il 50% della produzione totale, saranno gestiti dalla Total.

L’obiettivo dell’Abu Dhabi National Oil Company è quello di raggiungere 1 milione e 600mila barili al giorno nel 2015. Per poi arrivare a 1 milione e 800mila barili nel 2017.

Total si assicura una quota del 10% sulla nuova concessione e mette pressione ai concorrenti che devono decidere se aumentare o meno le loro offerte per quote minori o uguali a questa.

Il numero 1 di Total, Patrick Pouyanné, ha salutato l’accordo come una vittoria, ma ha anche annunciato che la sua società taglierà del 30% le spese di esplorazione quest’anno a causa della caduta dei prezzi del petrolio.