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Sudafrica: libertà condizionata per il killer numero 1 dell'apartheid

Il ministro sudafricano della giustizia, Masutha, ha concesso la libertà condizionata dopo 20 anni di carcere a Eugene de Kock, ex capo di un corpo

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Sudafrica: libertà condizionata per il killer numero 1 dell'apartheid

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Il ministro sudafricano della giustizia, Masutha, ha concesso la libertà condizionata dopo 20 anni di carcere a Eugene de Kock, ex capo di un corpo di polizia segreto durante gli anni dell’Apartheid. Responsabile di sequestri, torture e omicidi, De Kock, conosciuto anche come “l’assassino numero uno”, era stato arrestato alla fine dell’apartheid, nel 1994 e nel ’96 era stato condannato a due ergastoli e ulteriori 212 anni di reclusione. Il ministro Masutha ha motivato la decisione come “nell’interesse della riconciliazione nazionale”. Una decisione che però divide il Paese.

“La giustizia è corrotta dall’alto e anche se pensiamo che non sia giusto che lo stiano lasciando andare, perchè ha ucciso persone e ha permesso che altre scomparissero, non c‘è niente che possiamo fare. Ci sono alti ufficiali che hanno commesso crimini e sono stati perdonati”.

“A un certo punto c‘è bisogno che ci perdoniamo a vicenda. Difficile perdonarci quando ci siamo uccisi l’un l’altro. Alcuni dei nostri fratelli neri hanno ucciso bianchi e viceversa. Ma il problema è costruire una nazione. Ed è molto difficile”

De Kock, che oggi ha 66 anni, nel processo che ha portato alla sua condanna si era definito un “assassino di Stato” e descrivendo nel dettaglio e freddamente tutte le atrocità che aveva commesso insieme con la sua squadra della morte. Non si è mai scusato e ha giustificato i suoi atti come derivanti da ordini politici.