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Grecia: il governo dei debuttanti pronto allo scontro sul debito

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Grecia: il governo dei debuttanti pronto allo scontro sul debito

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Un governo di debuttanti e un avversario che non fa sconti. L’esecutivo Tsipras si prepara ad affrontare Angela Merkel e l’Europa. La prima richiesta è stata il taglio del debito e la conseguente rinegoziazione dell’accordo di salvataggio con l’Unione europea.

Giannis Dragasakis, il nuovo vice primo ministro, è uno dei due membri dell’esecutivo – l’unico di Syriza – con un’esperienza di governo alle spalle. L’altro è il ministro della Difesa e leader dei Greci Indipendenti, Panos Kammenos. Dragasakis – che è stato vice ministro alle Finanze nel 1989 – è delegato alle trattative con i creditori della troika.

Il ministro delle Finanze è Yannis Varoufakis. Si auto definisce un marxista eretico, accusa Bruxelles di aver trasformato la Grecia in una colonia del debito e definsce l’austerity una tortura, un “waterboarding fiscale”. Passaporto greco e australiano, Varoufakis spiega la crisi utilizzando la favola della cicala e della formica di Esopo e oggi chiede un New Deal paneuropeo.

Tsipras ha ridotto a 10 il numero dei ministeri, introducendo quello alla Trasparenza. Una mossa che appare come una richiesta di fiducia alla rigida Europa: il governo di Atene è impegnato nella lotta all’evasione fiscale e alla corruzione che sono viste come i principali ostacoli alla ripresa economica. Il ministero guidato da Panayotis Nicoloudis ha il compito di coordinare le diverse agenzie anti-corruzione.

Tsipras descrive il suo esecutivo come un “governo di salvezza sociale” e sostiene che la priorità è affrontare la crisi umanitaria. Il primo provvedimento sarà, con ogni probabilità, l’aumento del salario minimo.

Secondo un rapporto UNICEF sulla povertà infantile nei Paesi in via di sviluppo, la Grecia è il Paese con il maggiore incremento dal 2008. Una famiglia su 3 vive con meno di 10mila euro all’anno.

“È impossibile” che la Grecia possa ripagare tutto il suo debito, avverte il governo. Ma la cancelliera Angela Merkel si oppone anche a una cancellazione parziale.

Il debito della Grecia ammonta al 175% del suo Pil e la Bce tiene a galla almeno due banche greche con prestiti d’emergenza. Ecco perché, dietro le quinte, si lavora a una soluzione che garantisca a tutti di salvare la faccia.

Sulla questione austerity, la giornalista di euronews, Arzu Kayaoglu, ha intervistato il professor Mathieu Plane, economista dell’osservatorio francese delle congiunture economiche e consigliere economico dell’ex ministro francese Arnaud Montebourg.

Arzu Kayaoglu, euronews: “Professor Plane, lei ha più volte preso posizione contro le politiche di austerity che oggi sono definite dal nuovo primo ministro greco, Alexis Tsipras, come il peggior nemico del suo Paese. L’austerità non ha mai funzionato in Grecia, né tantomento in Spagna o in Francia. Perché la Troika continua a imporla alla Grecia?”

Mathieu Plane: “L’impatto delle politiche di austerità può variare in base alla situazione economica del Paese. I trattati fiscali europei impongono una politica di austerità e osserviamo che quanto maggiormente i Paesi si sono trovati di fronte a una difficoltà, più rapidamente è stato chiesto loro di ridurre il deficit e il debito. L’errore è proprio questo, ecco perché è stata una politica controproducente per alcuni Paesi. Certamente dobbiamo ridurre il deficit, ma abbiamo chiesto a questi Paesi di farlo all’improvviso e troppo in fretta. Il risultato è, ovviamente, l’interruzione della crescita. La forte riduzione della produttività ha portato, al contrario, a un aumento del debito e del deficit. Uno degli errori della Commissione europea è stato quello di sottovalutare l’impatto dell’austerità sulla crescita e ciò che è interessante è che il Fondo monetario internazionale, che ha sostenuto questa politica, ha fatto mea culpa. L’FMI ha sbagliato l’analisi dell’austerità e le conseguenze di questa politica sono state molto più gravi del previsto”.

euronews: “È l’austerità l’unica soluzione al deterioramento delle finanze pubbliche? Quali altre alternative avrebbero potuto essere proposte alla Grecia per uscire dalla crisi?”

Mathieu Plane: “Dipende da cosa si intende per austerità. L’austerità greca è stata estremamente dolorosa, la produttività è scesa del 25%. 25 punti del PIL sono pari alla perdita registrata durante la grande depressione degli anni ’30, ma in un paese, la Grecia, con un tasso di disoccupazione vicino al 30% e che va oltre il 50% tra i giovani. Il problema oggi non è l’austerità in sé, ma l’intensità dell’austerità. Vale a dire: potremmo avere politiche di riduzione del disavanzo primario, ma che siano sostenibili e che siano accompagnate da altre politiche, tra cui una politica monetaria molto più spinta, come negli Stati Uniti. Il problema dell’Europa è l’aver preteso una politica fiscale dura e una politica monetaria molto poco flessibile rispetto ad altri Paesi. Inoltre con un euro forte. E così, durante la crisi, non si è azionata la leva della crescita”.

euronews: “L’alternativa all’austerity significherebbe, per l’asse franco-tedesco, finanziare il rilancio degli altri paesi. Ma ciò richiede un certo grado di integrazione che non esiste. Non è vero?”

Mathieu Plane: “Sì, ha ragione. Esiste questa difficoltà. Oggi i trasferimenti tra i vari Paesi sono quasi nulli, non c‘è alcuna politica di solidarietà in Europa. Si può vivere con una moneta unica senza una maggiore integrazione fiscale? Non si può condividere il debito? questa è la vera domanda. Ma la risposta richiede la perdita della sovranità per un certo numero di Paesi e richiede anche trasferimenti significativi dai Paesi dell’Europa centrale verso quelli periferici. Questo significa un trasferimento della ricchezza e richiede, quindi, che gli elettori siano d’accordo. In parole povere non c‘è molta scelta: o si va verso una maggiore integrazione fiscale europea, vale a dire immaginare una tassa europea che finanzi il bilancio europeo e i trasferimenti o si continuerà con i problemi di coordinamento. Non siamo al riparo dal rischio di un’uscita della Grecia dalla zona euro e del crollo stesso della zona euro. Per concludere: abbiamo bisogno di più Europa”.