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Il quantitative easing: che cos'è e come funziona

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Il quantitative easing: che cos'è e come funziona

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Con il quantitative easing lanciato giovedì, la Banca centrale europea di Mario Draghi punta a risollevare l’inflazione, ma anche ad aiutare l’economia reale.

In sostanza, la Bce si mette ad acquistare in modo massiccio titoli di Stato. Non direttamente dagli Stati, poiché è vietato dallo statuto, ma sul mercato secondario. L’effetto immediato è un aumento dei prezzi dei titoli, che si accompagna a un crollo dei rendimenti.

Il dovere dell’Istituto di Francoforte è garantire la stabilità dei prezzi. L’immissione di liquidità nel sistema fa scendere il costo del denaro e stimola un incremento dei prezzi. Oggi lo scenario più pericoloso per l’eurozona è la deflazione e la manovra della Bce punta proprio a scongiurare questo rischio.

Comprando i bond governativi che attualmente abbondano nei portafogli degli istituti di credito della zona euro, l’Eurotower intende stimolare le banche ad allargare i prestiti concessi alle famiglie e alle imprese. Esattamente ciò che è mancato dopo la crisi finanziaria.

Molti analisti hanno accolto con favore la svolta della Bce a favore del quantitative easing: una via già percorsa sia in Giappone che negli Stati Uniti.

Secondo Mark Hafaele di UBS, “la portata della manovra è superiore alle attese e non ha una data di scadenza, quindi non lega le mani alla Bce. Inoltre, il rischio delle perdite è condiviso. Si tratta quindi di una decisione storica”.

Di fatto, solo il 20% degli acquisti sarà soggetto a un regime di condivisione del rischio, mentre l’80% sarà caricato sulle banche centrali dei singoli Stati. Una scelta che va incontro alle preoccupazioni di alcuni governi, in primis quello tedesco, contrari all’idea di poter subire le eventuali perdite legate a un ipotetico default di un altro Stato dell’Eurozona.

In generale, i vantaggi dovrebbero diramarsi sui governi che, con un abbassamento del costo del denaro, potranno permettersi di fare nuovi investimenti.

Quanto alle imprese, una progressiva svalutazione dell’euro favorirebbe le esportazioni.

I rischi che qualcosa vada storto sono però dietro l’angolo. A differenza degli Stati Uniti, dove le grandi aziende si finanziano principalmente sul mercato finanziario, in Europa dominano le piccole e medie imprese, che ricevono credito dalle banche. E non è detto che queste ultime utilizzino la liquidità dalla Bce per riaprire i rubinetti dei prestiti.