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Uscita della Grecia dall'Eurozona: uno scenario realistico?

Ancora una volta, le elezioni greche fanno riemergere lo spettro di un’uscita del Paese dalla zona euro. Ma quanto è realistica questa possibilità

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Uscita della Grecia dall'Eurozona: uno scenario realistico?

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Ancora una volta, le elezioni greche fanno riemergere lo spettro di un’uscita del Paese dalla zona euro. Ma quanto è realistica questa possibilità? Ci hanno risposto due membri di Nuova Democrazia e Syriza, che ci hanno dato il loro punto di vista sulle sfide in ballo. A un analista politico tedesco abbiamo chiesto il punto di vista europeo. Ma prima di sentire le loro interviste, andiamo a vedere cosa si aspetta dal voto la comunità greca di Bruxelles.

Nei bar e ristoranti greci di questa piazza a pochi metri dalle istituzioni europee si incontra la comunità ellenica di Bruxelles. In questi giorni, le elezioni sono sulla bocca di tutti coloro che hanno lasciato il Paese, spesso a causa della crisi. I greci non possono votare all’estero, ma questa volta molti
torneranno in patria pur di esprimersi, perché considerano queste elezioni cruciali.
Sono spaventati, cosa si aspettano dal voto?

vox pop

Penso che sia in corso un tentativo per far prevalere la paura. Dall’altra parte non credo che ci saranno grandi cambiamenti nelle politiche che la Grecia deve seguire.

Dall’altra parte della piazza, in un bar greco il partito “Il Fiume” ha organizzato una discussione politica. Nato l’anno scorso, secondo i sondaggi potrebbe arrivare terzo e avere così un ruolo chiave in vista di una coalizione di governo.

vox pop

Restare dentro l’Eurozona dovrà essere la priorità assoluta di qualunque partito o coalizione che governerà dopo le elezioni. Questo è quel che penso e vorrei che la mia voce venisse ascoltata.

vox pop

La cosa importante è essere uniti in questo momento difficile. Per me è questa la vera questione in ballo nelle elezioni. E noi giovani, dobbiamo cercare di non perdere la speranza.

Euronews

E ora andiamo ad Atene per parlare con il Ministro della difesa greco e candidato Premier della Nuova democrazia, Nikos Dendias.
Iniziamo con una domanda che si sente spesso quando si evoca lo scenario dell’uscita della Grecia dall’euro. Secondo lei una vittoria di Syriza mette in discussione l’adesione del Paese all’Unione monetaria?

Nikos Dendias, Ministro della Difesa greco

Una chiara vittoria di Syriza può rappresentare una fonte di rischio, data la vaghezza delle loro posizioni. Non si sa esattamente cosa Syriza conti di fare. E poi c‘è una seconda questione: vogliono modificare gli impegni attuali, ma ci chiediamo se siano davvero in grado, se abbiano gli strumenti per farlo.

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Voi siete stati al governo per due anni e avete seguito una politica di austerità, adottando i memorandum, ovvero le riforme da effettuare in cambio dei prestiti. Pensa che questa sia stata la politica giusta, continuerete in questo senso?

Nikos Dendias, Ministro della Difesa greco

Innanzitutto, la questione alla base era l’economia greca, che ci ha portato sull’orlo del baratro nel 2010. Il problema era il modello economico che avevamo, che incoraggiava la spesa e il consumo, frenando la produzione e l’innovazione. I memorandum sono stata la medicina: forse una medicina buona, forse mediocre, o una medicina con qualche effetto collaterale. In ogni caso, non è la cura la ragione di tutti i nostri mali. E poi devo dire che, nonostante gli errori o le cattive scelte che possiamo aver fatto, siamo riusciti a mantenere il Paese nella zona euro, e questo nel 2012 non era affatto scontato.

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Ci sono alcuni funzionari europei che dicono che i risultati per quanto riguarda le riforme non sono ottimali.

Nikos Dendias, Ministro della Difesa greco

Se lei mi sta chiedendo se le riforme devono essere approfondite o accelerate, le dico che è vero. In alcuni campi ci sono stati errori, in altri ritardi. Ma il problema è che Syriza non ci accusa di questo, loro vogliono cancellare le riforme che abbiamo fatto, e tornare al modello che avevamo nel 2010. Questo è il punto delle elezioni.

Restiamo ad Atene per parlare con il responsabile economico di Syriza, Giannis Milios.
Iniziamo con l’uscita della Grecia dalla zona euro: secondo lei è uno scenario che si può davvero realizzare?

Giannis Milios, responsabile economico di Syriza

Assolutamente no. Vorrei sottolineare il fatto che ogni volta che ci sono le elezioni si torna a parlare di questa questione, ma è solo un tentativo per spaventare le persone e far sì che continuino a votare per politiche che non vogliono, che non approvano. È impossibile che succeda una cosa del genere, perché se un Paese uscisse o venisse obbligato a uscire dall’Eurozona, allora tutta l’Unione monetaria collasserebbe.

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Eppure molti responsabili europei, compresi Draghi e Merkel, hanno detto che se il nuovo governo greco non si atterrà agli impegni, non ci sarà più sostegno economico. Mentre voi parlate di rinegoziare tutto da zero. Come possono essere combinate queste due cose?

Giannis Milios, responsabile economico di Syriza

Non possiamo aderire a queste politiche di austerità. Ed è proprio per questo che la gente ci vota. Il cambiamento di politica è una questione nazionale, di sovranità popolare. Ci accorderemo con i partner europei su specifici obiettivi fiscali. Ma le misure per raggiungere questi obiettivi terranno in conto l’aspetto sociale, dovranno essere favorevoli alla maggioranza della gente. Per esempio, non capisco perché la spesa pubblica per la sanità in Grecia è solo del 6%, quando in Europa la media è l’8%, e in Germania è oltre il 10,5%.

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Per rinegoziare i termini del prestito, ci vorrà tempo e sarete sotto pressione. Fino a dove vi spingerete? Quali sono le vostre linee rosse?

Giannis Milios, responsabile economico di Syriza

L’economia greca non può più sopportare austerità e tagli. Il debito non deve più essere usato come una trappola, che non permette di liberare risorse per far fruttare le enormi capacità di crescita del Paese e far sì che l’economia si riprenda. Le nostre linee rosse sono quelle del programma che abbiamo presentato a Salonicco. La priorità è la gestione della crisi umana, non ci possono essere persone che soffrono perché non hanno accesso ai servizi fondamentali nell’Europa del ventunesimo secolo.

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Siamo di nuovo a Bruxelles, ci ha raggiunto nei nostri studi Guntram Wolf, direttore del centro studi Bruegel. Iniziamo con la questione principale: l’uscita della Grecia dalla zona euro è uno scenario realistico?

Guntram Wolff, centro studi Bruegel

Penso che sarebbe uno scenario negativo per la Grecia, e certamente anche per il resto dell’Eurozona.

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In quali casi questa possibilità potrebbe diventare reale?

Guntram Wolff, centro studi Bruegel

Potremmo assistere ad un inasprimento delle posizioni da entrambe le parti, che potrebbe culminare in una situazione simile a quella che c‘è stata a Cipro. Quando il governo aveva rifiutato la proposta iniziale dell’Eurogruppo, allora è scattato il controllo dei capitali, che è un concetto molto vicino all’uscita dall’Eurozona.

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Che pericoli correrebbe l’Unione monetaria?

Guntram Wolff, centro studi Bruegel

La Grecia perderebbe molto, ma penso che sarebbe uno scenario molto negativo anche per gli altri Paesi della zona euro, perché l’Unione monetaria verrebbe messa in dubbio. Di sicuro non è nel nostro interesse che torni l’instabilità sui mercati e che il debito italiano venga di nuovo messo in discussione.

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In caso di vittoria di Syriza – circostanza probabile stando ai sondaggi – l’Unione europea potrebbe rinegoziare i termini del prestito?

Guntram Wolff, centro studi Bruegel

Sì, ci potrebbero essere delle negoziazioni per rivedere i termini del debito e del tasso di interesse, e poi una discussione sulla condizionalità, sul ruolo della Troika e sul terzo programma di aiuti.

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Che cosa non ha funzionato in Grecia? Il Portogallo, l’Irlanda hanno avuto simili programmi di salvataggio e ora sono fuori dalla crisi.

Guntram Wolff, centro studi Bruegel

In Grecia oltre il 100% del prodotto interno lordo derivava da sussidi pubblici, c’era un enorme flusso di denaro pubblico per sostenere l’economia, in Irlanda la percentuale era del 40%. La situazione iniziale era molto più grave, ecco perché la Grecia aveva bisogno di aiuti decisamente maggiori rispetto all’Irlanda, e li ha ricevuti. Ora c‘è da sperare che il programma possa essere ultimato e che piano piano le cose vadano meglio.