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Elezioni in Grecia, economia ancora in ginocchio dopo anni di recessione

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Elezioni in Grecia, economia ancora in ginocchio dopo anni di recessione

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Sei anni di recessione hanno lasciato un segno indelebile sulla Grecia. Non solo nelle statistiche, ma anche sul volto delle persone. A Calcide, capoluogo dell’isola di Eubea a settanta chilometri da Atene, il crollo del mercato edile ha portato alla chiusura della fabbrica di cemento locale. Per legge le aziende non possono licenziare tutti in un colpo solo. Per cui molti operai sono ancora qui. Ad attendere l’inevitabile.

“Un licenziamento di massa: 226 dipendenti. Non cinquanta, sessanta, settanta o ottanta persone. Via tutti”, racconta uno degli operai, Stelios Fotias. “È solo una questione di tempo. Aspettiamo ancora questo mese, il prossimo, quello dopo. Ma presto o tardi la fine arriverà per tutti”, aggiunge amaramente.

I proprietari del gruppo francese Lafarge hanno scritto la parola fine sullo stabilimento con la ristrutturazione del 2013. Purtroppo non si è trattato di un caso isolato: “Fino a quattro anni fa – spiega la corrispondente di Euronews Symela Touchtidou – l’Eubea era uno dei centri industriali più fiorenti della Grecia. Ora è diventata in una regione lacerata da una disoccupazione che supera il 35%”.

Nel 2013, all’apice della crisi, la disoccupazione greca toccava vette del 28% a livello nazionale. Non solo: il Prodotto interno lordo si era contratto del 26% rispetto a prima del 2008.

“Dal 2010 – dice il segretario generale del centro di collocamento della regione Maria Smirneou – abbiamo assistito alla progressiva deindustrializzazione della regione e a una sequenza continua di chiusure di grandi impianti un tempo molto attivi, che impiegavano centinaia di persone e che avevano grande impatto sulla regione”.

Qualcuno, invece che tagliare, ha cercato di prendere la crisi di petto. Papastratos, azienda del settore tabacchi, ha aumentato gli investimenti per emergere dalla crisi in una posizione di vantaggio. Nessun esubero, né taglio dei salari.

L’aumento dell’imposizione fiscale, spiega però l’amministratore delegato Nikitas Theophilopoulos, pesa come un macigno: “Abbiamo avuto 7 aumenti delle tasse in 5 anni. Oggi il 90% del prezzo dei nostri prodotti vanno in tasse. Quindi, questo lascia solo il 10% per il produttore e per i commercianti all’ingrosso e al dettaglio”.

“L’altro grosso problema – aggiunge Theophilopoulos – è stato il declino del potere di acquisto delle persone. Il risultato di queste due spinte è stato un aumento del contrabbando”.

Per il ritorno al segno più nel 2014 la Grecia deve ringraziare soprattutto le sue bellezze artistiche e ambientali. Pur a fronte di un netto abbassamento dei prezzi, l’anno scorso il settore turistico ha accolto 24 milioni di persone. Il 2015 potrebbe essere anche migliore, a patto che l’esito della tornata elettorale non generi nuove tensioni.

“Nel 2014 abbiamo avuto un anno record con 24 milioni di arrivi. Dovete capire – sottolinea Yiannis Retsos, presidente della federazione alberghiera – l’ultima cosa che vogliamo è che i media tornino a trasmettere un’immagine della Grecia in decadenza. Perché la Grecia non è in decadenza. Perciò, sin dal principio abbiamo chiesto ai partiti di moderarsi e di svolgere elezioni tranquille”.

L’intero tessuto economico greco (capitanato dalle motrici della ripresa, le aziende esportatrici) si trova d’accordo: non importa il nome del vincitore alle elezioni. L’importante è la stabilità politica e la creazione di una compagine governativa che non metta a rischio i rapporti con i partner europei.