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La fine del novennato di Giorgio Napolitano

Alle 10.35 Giorgio Napolitano ha rassegnato le dimissioni. Addio commosso al Quirinale, l'ormai ex presidente torna a via dei Serpenti.

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La fine del novennato di Giorgio Napolitano

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La fine del novennato. La data del 14 gennaio aveva già il cerchietto rosso come quella dell’uscita di scena di Giorgio Napolitano. E, alle 10.35, ha firmato la lettera di dimissioni, poi consegnata a presidenti della Camera, del Senato e del consiglio.

La sua presidenza ha lasciato un segno, portando oltre quanto mai si fosse visto in precedenza il ruolo politico dell’“arbitro” del Colle.

A quasi 90 anni, davvero non ce la faceva più. a sostenere l’impegno assunto con l’accettazione dell’inedito secondo mandato ad aprile 2013. Le riforme, che lui voleva a tutti i costi, sono ora sul loro cammino, comunque tortuoso, ma avviato.

Alcune delle reazioni su twitter:

(Nicola Morra, senatore M5S)

L’auto con la quale Napolitano ha lasciato il Colle non ha dovuto fare tanta strada. L’ormai ex presidente è tornato al Rione Monti, in quella via dei Serpenti dove per tanti anni, fino al 2006, ha vissuto con la moglie Clio.

Calorosa l’accoglienza dei residenti, ricambiata da Napolitano, sceso dalla vettura per salutare. Per sabato è stata anche organizzata una festa in suo onore. Chissà se ci andrà.

Adesso il “totoquirinale”, che già da tempo riempie i dibattiti politici, entra davvero nel vivo. Per il 29 gennaio alle 15 la presidente della Camera Laura Boldrini, ha convocato la plenaria chiamata a votare il successore, mentre quello del Senato Pietro Grasso sarà capo dello Stato pro-tempore, fino alla nuova elezione.

Deputati, più senatori, compresi quelli a vita, più rappresentanti delle regioni. In tutto fanno 1007 voti, escludendo i presidenti delle due assemblee, che per prassi non votano.

Nelle prime tre votazioni occorrono i due terzi delle assemblee riunite, dalla quarta basta la maggioranza semplice.

Stando alle ultime quote dei bookmakers di Paddypower, Romano Prodi e Walter Veltroni sono appaiati a 8 volte la posta. Vale a dire che puntandoci sopra 10 sterline (si gioca in terra inglese) se ne potrebbero vincere 80.

Segue a un’incollatura Stefano Rodotà, a 9. Quote che sembrerebbero avulse dalla “realtà politica”, dato che soprattutto quest’ultimo nome (ma anche su quello di Prodi, dopo i 101 voti che lo “impallinarono” ad aprile 2013), sembrerebbe avere davvero poche chance.

A dieci Massimo D’Alema, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il sindaco di Torino Piero Fassino. Scese le quotazioni di Emma Bonino, data a 20, ma non fuori dai giochi, dopo la pubblica dichiarazione sul suo tumore ai polmoni. Tra gli outsider, quota 90 è attribuita a Umberto Eco. Ma è facile immaginare che sarebbero soldi spesi male.