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Giorgio Napolitano, il Presidente della stabilità

Il primo Presidente della Repubblica italiana ad essere rieletto lascia l'incarico dopo 9 anni al Quirinale

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Giorgio Napolitano, il Presidente della stabilità

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Il 22 aprile 2013, Giorgio Napolitano, presta giuramento per la seconda volta. Un giuramento storico: è il primo Presidente della Repubblica italiana ad essere rieletto. Dopo 5 votazioni, infatti, il parlamento non riesce a scegliere un successore e Napolitano accetta di restare per “dovere di responsabilità”.

A creare lo stallo hanno contribuito le elezioni legislative del febbraio di quello stesso anno. Le urne consegnano all’Italia un parlamento frammentato e, in piena crisi della zona euro, il Paese è politicamente paralizzato. Una situazione che Napolitano affronta spesso nel corso dei due mandati.

Laureato in Giurisprudenza all’Università di Napoli, è l’unico Capo dello Stato ad essere stato membro del Partito Comunista Italiano. Eletto deputato nel 1953, fa parte dell’assemblea di Montecitorio, ad eccezione di una legislatura, fino al 1996, quando viene nominato ministro degli Interni.

Europeista convinto, ricopre per due mandati il ruolo di deputato europeo. La prima volta nel 1989, la seconda 10 anni più tardi. Dal 1999 al 2004 è Presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo.

Nel 2005 è nominato senatore a vita da Carlo Azeglio Ciampi. Il 10 maggio 2006 è eletto Presidente della Repubblica con 543 voti. Presta giuramento il 15 maggio del 2006. All’età di 80 è il primo politico italiano ad arrivare al Quirinale passando per via delle Botteghe Oscure.

Nel 2008, durante la consegna dell’onorificenza di Professore Onorario dell’Università degli Studi di Trento ha un malore. Ma i problemi di salute non gli impediscono di affrontare al meglio i momenti più difficili del suo mandato.

Quando scoppia una crisi di governo l’Italia guarda al Presidente. Nel corso di questi nove anni, Napolitano vede avvicendarsi 5 Presidenti del Consiglio. La coabitazione politica più difficile è quella con Silvio Berlusconi: due personalità e due percorsi politici opposti. Nel 2011 il capo dello Stato ottiene, in piena crisi dell’euro e senza voto di sfiducia, le dimissioni del Cavaliere.

Relazione molto più cordiale quella con Papa Francesco al quale ha dedicato la sua ultima visita, prima di annunciare le dimissioni. Se per i suoi detrattori, Napolitano è andato al di là dei suoi poteri, per i suoi sostenitori, incluso il pontefice, è stato un’ancora di stabilità.