ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

"Je suis Charlie" anche ai Golden Globe. L'omaggio di Clooney e gli altri

I vincitori: tre statuette a "Boyhood", miglior commedia "Grand Budapest Hotel".

Lettura in corso:

"Je suis Charlie" anche ai Golden Globe. L'omaggio di Clooney e gli altri

Dimensioni di testo Aa Aa

Quest’anno anche nella dorata Hollywood tutti erano Charlie. L’attualità francese si è impossessata della cerimonia di premiazione per i Golden Globes, tenutasi ieri a Los Angeles, con la classica parata di stelle a ricordare le vittime del fondamentalismo.

Point of view

"George Clooney: "Milioni di persone hanno manifestato non solo a Parigi, ma in tutto il mondo. C'erano cristiani, ebrei, musulmani, leader di tutto il mondo. Non era una marcia di protesta, ma a sostegno dell'idea che non debba prevalere la paura"."

Ancor di più se una di quelle star è George Clooney, premio alla carriera, da sempre attore e regista di impegno civile.

“Oggi – ha detto dal palco – è stata una giornata straordinaria. Milioni di persone hanno manifestato non solo a Parigi, ma in tutto il mondo. C’erano cristiani, ebrei, musulmani, leader di tutto il mondo. Non era una marcia di protesta, ma a sostegno dell’idea che non debba prevalere la paura. Io sono Charlie”.

Clooney ha voluto ricordare anche l’amico scomparso Robin Williams.

Tante anche le attrici che hanno voluto rendere omaggio ai “martiri” del settimanale satirico Charlie Hebdo: Helen Mirren, Kathy Bates e Diane Kruger.

Ma, ovviamente, ci sono stati anche i film vincitori. Su tutti "Boyhood", che si è assicurato le statuette di miglior film drammatico e per il miglior regista, Richard Linklater, e la miglior attrice non protagonista, Patricia Arquette.

Il Golden Globe per la miglior commedia ha, invece, premiato il talento visionario di Wes Anderson e il cast stellare che ha popolato l’immaginaria Repubblica di Zubrowka in "Grand Budapest Hotel".

Tra gli altri premiati, da segnalare Eddy Redmayne “trasformato” nello scienziato affetto da sclerosi laterale amiotrofica (Sla) Stephen Hawkins in “La teoria del tutto”.

Al femminile, statuetta a Julianne Moore. Anche in questo caso per l’interpretazione di una malattia: un’insegnante colta da Alzheimer in “Still Alice”.

Gli equivalenti per la commedia sono Amy Adams per il “Big Eyes” di Tim Burton e, un redivivo Micheal Keaton, ampiamente pronosticato per “Birdman”.

Il miglior attore non protagonista è risultato J.K. Simmons per Wishplash.

Miglior film straniero è stato giudicato il russo “Leviathan”, di Andrei Zvyagintsev, che parla della corruzione dell’apparato amministrativo,

Altri premi:

Gli autori di “Birdman”, Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Armando Bo, sono stati premiati per la miglior sceneggiatura.

Vince Glory, nella colonna sonora del film “Selma” è risultata la miglior canzone. (John Legend e Common).

Miglior colonna sonora originale è quella di “La teoria del tutto” di Jóhann Jóhannsson.

“Dragons 2” miglior film di animazione.

“The Affair” miglior serie tv e attrice drammatica tv (Ruth Wilson).

Kevin Spacey miglior attore di serie drammatica (il Frank Underwood di House of Cards).

“Transparent” migliore serie tv nella categoria commedia, miglior attore il padre transgender Jeffrey Tambor.

Gina Rodriguez miglior attrice di commedia per Jane The Virgin.

“Fargo” miglior miniserie, ispirata al film del 1996 dei fratelli Coen, premio anche per il miglior attore, Billy Bob Thornton.

Miglior attrice di miniserie Maggie Gyllenhaal per “The Honorable Woman”.