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Il crollo del prezzo del petrolio spinge al ribasso il costo del carburante

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Il crollo del prezzo del petrolio spinge al ribasso il costo del carburante

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Per trovare un vincitore, nella guerra dei prezzi che oggi infiamma la diplomazia dei Paesi produttori di petrolio, basta recarsi ad una stazione di servizio. Ebbene sì: per una volta a guadagnarci siamo noi, i consumatori. Il crollo dell’oro nero, proseguito questa settimana con il Brent europeo ed il WTI americano saldamente sotto i 48 dollari, sta avendo come effetto un calo del costo del carburante.

Tralasciando gli Stati Uniti (Paese che, rispetto all’anno scorso, ha visto riduzioni di oltre un dollaro al gallone), i vantaggi si fanno sentire anche nell’Eurozona. Con delle differenze, però: la senza-piombo viaggia dai 96 centesimi di euro al litro dell’Estonia all’1,56 dei Paesi Bassi. In Italia, pur essendo sceso sotto l’euro e mezzo, il diesel rimane il più costoso di Eurolandia. Non c‘è da stupirsi: nel Belpaese a pesare per ben il 60% di quello che paghiamo è il Fisco, con tasse e accise varie. Dappertutto, poi, ci sono i costi che intervengono tra una tappa e l’altra delle filiera che trasforma il greggio nel prodotto finale.

A livello aggregato, ad ogni modo, i risparmi nell’importazione dovrebbero avere effetti benefici non indifferenti per le economie dei Paesi consumatori. Senza contare i vantaggi per settori specifici, come quello del trasporto aereo, dove il carburante rappresenta una delle principali voci di costo. O quello della produzione di veicoli ad alta cilindrata come i SUV, le cui vendite, almeno oltreoceano, stanno ingranando la quarta.