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Hanno ucciso Charlie, Charlie è vivo. Il nostro omaggio alle vittime


Francia

Hanno ucciso Charlie, Charlie è vivo. Il nostro omaggio alle vittime

Hanno ucciso Charlie, Charlie è vivo. Decapitato nella redazione, il settimanale continua però sempre più a vivere anche nella solidarietà e nei ricordi. Ecco quello che noi dedichiamo a chi è morto nell’attacco.

Primo a cadere è l’addetto alla portineria Frederic Boisseau, abbattuto dopo essere stato costretto dagli assalitori a mostrare come arrivare alla redazione.

Le raffiche di mitra stroncano poi fra gli altri anche Franck Brinsoralo, l’agente di polizia dal 2011 incaricato di proteggere il direttore Charb.

“Ogni religione è un’ideologia – le parole che oggi conserviamo di Cabu -. E ogni ideologia può essere criticata. Non vedo perché non potremmo e quindi continueremo a farlo”.

“Cabu” era poi la firma che nascondeva Jean Cabut: con i suoi 76 anni colonna della redazione e infaticabile persecutore di stupidità e ipocrisie umane, noto in patria per aver arricchito il vocabolario del termine “beauf”, il francese piccolo piccolo.

Psichiatra e psicanalista, Elsa Cayat era nota ai lettori per la rubrica “Charles Divan”, in cui ogni due settimane analizzava delle questioni di società.

“Se cominciamo a dire, ‘sì, abbiamo paura’, allora smettiamo di fare i giornali – amava dire Charb -. Diciamo addio alla libertà di stampa”.

Sulla lista nera di Al Qaeda, Stephane Charbonnier, detto “Charb”, era alla direzione dal 2009. Deridere gli intolleranti la specialità che ribadisce cambiando la testata in “Sharia Hebdo”, all’indomani di un attentato incendiario alla redazione nel 2011.

Unitosi a Charlie Hebdo nel 1992, Philippe Honoré fa in tempo a salutarlo con una vignetta in cui il leader dell’ISIL augura a tutti una “buona salute” per il nuovo anno.

“Zio Bernard” per i lettori della sua rubrica, Bernard Maris firmava ogni settimana una cronaca economica “contro-corrente” in cui fustigava con ironia la società dei consumi.

In precedenza già ferito, Ahmed Merabet è il poliziotto “finito” dagli assalitori, nel macabro video che sta facendo il giro del mondo.

Algerino, autodidatta, Mustapha Ourrad era un correttore di bozze che i colleghi oggi ricordano per la sua straordinaria dedizione, umanità e sensibibilità.

Grande viaggiatore e direttore di un noto festival, Michel Renaud partecipava alla riunione di redazione in via del tutto eccezionale, in quanto ospite di Cabu.

Tratto graffiante al servizio anche di altre testate, Bernhard Verlhac imbracciava la matita come un’arma dal lontano 1980. Conosciuto come Tignous, orientava spesso la sua ironia contro gli eccessi del capitalismo e della finanza.

“Lo humour non deve risparmiare nessun argomento – la filosofia che ci lascia in eredità Wolinski -. Non si deve arretrare di fronte a nulla, eccetto la cattiveria. Noi siamo feroci, ma non siamo cattivi”.

Cattivi, e senza pietà, sono invece stati gli assassini, che insieme agli altri, hanno spezzato anche la matita – e la vita – del celebre Wolinski.