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Da Charlie Hebdo a Mumbai: gli attentati che hanno scioccato il mondo

Cambiano i luoghi e variano le modalità, ma un filo rosso di sangue freddo e preparazione paramilitare avvicina l’attentato alla redazione di Charlie

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Da Charlie Hebdo a Mumbai: gli attentati che hanno scioccato il mondo

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Cambiano i luoghi e variano le modalità, ma un filo rosso di sangue freddo e preparazione paramilitare avvicina l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo a tanti altri del passato.

Nel 2008 a finire sotto attacco è Mumbai. Una decina di uomini, che l’India accusa subito di appartenere a un gruppo islamista pakistano, vicino ad Al Qaeda, conduce una serie di attacchi simultanei che fanno quasi 170 morti.

Uno scenario in parte simile si verifica a Nairobi, in Kenya, nel settembre del 2013. Un commando di Al Shabaab si asserraglia per quattro giorni in un centro commerciale frequentato dagli stranieri, seminando il panico e prendendone in ostaggio i clienti. Quando le forze dell’ordine riescono a sgombrarlo, a terra restano una settantina di morti e circa 200 feriti.

Il modus operandi rivela in entrambi i casi un’attenta pianificazione e un minuzioso addestramento degli assalitori.

“Utilizzare un arma in un contesto simile – dice l’esperto francese in terrorismo, Claude Moniquet -, in mezzo a gente che urla, con il sangue, il fumo, il caos, l’enorme pressione che comporta la situazione e il fatto di uccidere delle persone… Beh, bisogna essere abituati, addestrati”.

L’attacco-lampo al Parlamento di Ottawa avvenuto a ottobre si iscrive invece in un’altra casistica. In pochi minuti appena, l’autore uccide un militare di guardia al monumento ai caduti e penetra all’interno della Camera dei Comuni, dove sarà poi abbattuto da un sergente di cerimonia. Quasi immediatamente viene identificato come un “lupo solitario”.

Da solo ha agito anche l’uomo che a dicembre aveva preso in ostaggio i clienti di un caffé di Sydney.

Dopo sedici ore verrà ucciso nel blitz della polizia. Prima di lui, che risulterà avere già precedenti psichiatrici, muoiono altre due persone.

Mohammed Merah è il nome che due anni prima aveva aperto gli occhi alla Francia sul fenomeno dei “lupi solitari”. Ucciso dai corpi speciali dopo una lunga caccia all’uomo disseminata di ben sette vittime, rivela agli esperti un fenomeno che fino ad allora aveva proliferato nell’ombra.

“In passato contavamo un centinaio di individui ritenuti pericolosi in tutta Europa – dice ancora Claude Moniquet -. Oggi ce ne sono centinaia in ogni paese. E questo significa migliaia di individui pericolosi in Europa”.

L’assalto alla mannaia che nel maggio 2013 è costato la vita a un militare a Londra non ha fatto che suonare un ulteriore campanello d’allarme. Una svolta è sempre più urgente, dicono ormai gli esperti. Ma anche e – forse soprattutto -, sul piano della mentalità e della cultura.