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Documenti all'Onu per l'adesione all'Aia, la Palestina forza lo stallo

Dovrebbe essere effettiva a inizio aprile. Stati Uniti e Israele pronti a mettersi di traverso.

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Documenti all'Onu per l'adesione all'Aia, la Palestina forza lo stallo

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I palestinesi dovranno contare sessanta giorni a partire dal due di gennaio, attendere l’inizio del mese successivo. Da lì ipotranno rivolgersi al tribunale dell’Aia perché indaghi su crimini compiuti nel loro territorio.

Questo l’intento col quale l’ambasciatore all’Onu Riyadh Mansour ha consegnato i documenti di adesione al trattato di Roma.

“È un passo davvero significativo per ottenere giustizia secondo la legge. È un’opzione pacifica. Un’opzione civile. Abbiamo scelto questa opzione per avere giustizia per tutte le vittime uccise da Israele, la potenza occupante”.

La ratifica dell’adesione alla Corte penale internazionale, assieme a quella ad altri trattati internazionali, dovrebbe essere un passaggio puramente tecnico, ma con Israele e gli Stati Uniti pronti a mettersi di traverso non è così scontato.

Questi ultimi hanno già affermato che sono a rischio 400 milioni di dollari di aiuti, per via di questa mossa unilaterale. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato di contare sul rigetto della domanda di adesione alla corte, perché “l’Autorità palestinese non è uno Stato, ma un’entità che ha legami coi terroristi di Hamas”.

La decisione dell’Autorità palestinese, ventilata da tempo, è stata presa dopo la bocciatura al Consiglio di sicurezza della risoluzione per la creazione di uno Stato indipendente.

L’organizzazione del presidente Mahmoud Abbas conta che l’adesione possa essere retroattiva, così da avviare un procedimento per presunti crimini commessi durante la guerra della scorsa estate nella Striscia di Gaza. I palestinesi vorrebbero che anche la realizzazione degli insediamenti in Cisgiordania venga considerata perseguibile.