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Traffico di armi: ora più “etico”

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Traffico di armi: ora più “etico”

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Regolamentare il traffico di armi tra Stati per garantire più sicurezza e più diritti umani: è questo l’obiettivo che si pone il Trattato sul Commercio di Armi entrato in vigore il 24 dicembre e firmato da 130 Paesi.

Si tratta di un accordo legalmente vincolante volto a controllare la vendita di armi convenzionali (dai carri armati alle piccole armi e alle munizioni) per evitare che finiscano nelle mani di chi potrebbe usarli per compiere genocidio, crimini di guerra o contro l’umanità.

Ma i più grandi esportatori di armi non sono ancora al passo : la Russia, il maggiore esportatore di armi nel 2013 secondo l’istituto di ricerca SIPRI , non ha firmato il trattato, mentre negli Stati Uniti non è stato mai ratificato (sono 61 in tutto i Paesi ad avere concluso tutto l’iter).

Nella top10 degli esportatori, stilata sempre da SIPRI, i virtuosi sono gli europei Francia, Regno Unito, Germania, Spagna e Italia (al nono posto), mentre anche Ucraina (al settimo) e Israele (al decimo) hanno firmato l’accordo ma devono ancora ratificarlo.
Non ha aderito al trattato neanche il Pakistan, a cui l’Italia nel 2013 ha ceduto 500 blindati da combattimento.

Cosa cambierà quindi nel commercio di materiale bellico?

Il trattato impone che gli Stati membri svolgano un’analisi preliminare della controparte per valutare se il materiale bellico scambiato possa finire nelle mani sbagliate di chi lo potrebbe utilizzare per violazioni dei diritti umani, della legge internazionale o per atti di terrorismo. Nel caso in cui le garanzie non siano considerate sufficienti, la vendita o il trasferimento di armi dovrà essere sospesa.

Procedure e modalità operative saranno stabilite nella prima Conferenza degli Stati Membri che si riunirà entro un anno, ma la direzione intrapresa è quella della trasparenza nelle informazioni sul possesso e sugli scambi di armi e della collaborazione tra Stati. Uno scambio aperto che possa portare a comprendere la situazione reale del paese che verrà in possesso delle armi.

Il trattato considera il diritto degli Stati a difendersi e riconosce l’interesse economico del commercio di armi ma è da leggersi alla luce dell’aumento spropositato di vittime civili e della sofferenza di donne e bambini nei conflitti contemporanei. Il tentativo è quello di ridurre la proliferazione di armi utilizzate in situazioni di conflitto per esempio civile e l’utilizzo di mercenari che mettono a rischio la pace e la sicurezza.

Questo trattato potrebbe dare un ulteriore stimolo anche alla campagna di eliminazione delle armi nucleari, che ha visto una nuova spinta all’ultima Conferenza per l'Impatto Umanitario delle Armi Nucleari , tenutasi a Vienna a inizio dicembre.

Il disarmo nucleare è considerato da molta parte della comunità internazionale una mossa necessaria per contrastare il rischio troppo alto posto anche solo da un innesco accidentale: per la loro natura e potenza le armi nucleari violano i principi di selettività e proporzionalità dell’azione militare su cui si fonda il diritto internazionale umanitario.