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Cuba: le speranze dell'industria del sigaro per la fine dell'embargo USA

Se anni di embargo andranno improvvisamente in fumo, Milagros Diaz sarà tra le più felici: arrotola pregiatissimi sigari cubani da quasi

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Cuba: le speranze dell'industria del sigaro per la fine dell'embargo USA

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Se anni di embargo andranno improvvisamente in fumo, Milagros Diaz sarà tra le più felici: arrotola pregiatissimi sigari cubani da quasi cinquant’anni e nutre molte speranze nel nuovo corso annunciato di recente tra Washington e L’Avana, con la ripresa di relazioni diplomatiche, le facilitazioni al turismo e un percorso che si avvia per la fine dell’embargo economico:

“Sì, aiuterà l’economia del popolo cubano, è quello che attendevamo da anni, che finalmente aprissero le loro menti e notassero che noi abbiamo i nostri cuori aperti a tutti i Latino americani, agli Americani e a tutto il mondo”.

La fabbricazione di sigari rappresenta la quarta economia del Paese, dopo i servizi, il turismo e i medicinali. Il settore impiega 150.000 persone sull’isola, e il prodotto viene principalmente esportato in Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Grecia, Canada, nei paesi dell’America latina e in alcune regioni di Africa e Medio Oriente. Non negli Stati Uniti, dove i fumatori quantomeno curiosi sono molti: “Forse se ne parla tanto perché erano proibiti negli ultimi anni, ma alla fine forse saranno come tutti gli altri sigari negli Stati Uniti”, dice un fumatore newyorchese.

Chi vuole fumare cubano, negli Stati Uniti, può rifornirsi solo sul mercato illegale, e quindi i già costosi Cohiba, Montecristo o Romeo y Julieta raggiungono prezzi proibitivi.