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Rassegna economica del 2014: la caduta dell'oro nero

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Di Euronews
Rassegna economica del 2014: la caduta dell'oro nero

<p>Da tempo non si era visto un calo così deciso dei corsi del greggio. Un fenomeno attribuito essenzialmente a due fattori: il rallentamento della domanda globale e l’aumento della produzione di petrolio di scisto. </p> <p>Nel 2014 la crescita economica in Cina ha perso parte del suo slancio, mentre la stagnazione nell’Eurozona ha alimentato il timore di una nuova fase recessiva. </p> <p>Anziché ridurre l’offerta, i Paesi esportatori di petrolio l’hanno lasciata inalterata. Ma anche gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo di primo piano. Qui, la produzione di petrolio di scisto è arrivata a otto milioni e 600 mila barili al giorno. Nel 2015 toccherà i nove milioni e mezzo.</p> <p>Di questo passo gli Stati Uniti scalzeranno presto l’Arabia saudita dal podio di primo produttore mondiale. Ma Riyad non resta a guardare. Lasciando che il prezzo del greggio scenda verso i 60 dollari al barile, i sauditi intendono mettere fuori mercato lo scisto americano.</p> <p>Una scommessa politica non priva di conseguenze per molti Paesi del Golfo Persico, che potrebbero vedersi costretti dalla politica dei prezzi bassi a sospendere alcuni grandi progetti infrastrutturali. </p> <p>I governi di questi Paesi hanno calcolato i loro bilanci a partire da un corso del greggio che oscilla tra gli 85 e i 100 dollari al barile, ben al di sopra dei livelli attuali.</p> <p>“L’Arabia saudita ritiene che questo sacrificio sia necessario nel breve termine per ritrovare un equilibrio”, spiega Francis Perrin, direttore della rivista specializzata Pétrole et Gaz Arabes. “È convinta che a medio e lungo termine, le cose saranno molto diverse. L’Arabia saudita ha riserve finanziarie molto importanti, con fondi sovrani e con riserve valutarie della sua Banca centrale. Può quindi permettersi di aspettare un certo numero di mesi, a differenza di altri Paesi produttori all’interno e all’esterno dell’Opec”, conclude.</p> <p>Il calo dei prezzi del greggio ha un impatto economico per tutti i Paesi esportatori. Ma in particolare minaccia conseguenze disastrose per quelli che si trovano in condizioni finanziarie precarie, come Venezuela, Iran o Nigeria.</p> <p>Al contrario, il greggio a buon mercato sta regalando una boccata d’ossigeno a diversi settori industriali, a cominciare da compagnie aeree, marittime e aziende di autotrasporto. </p> <p>Nei Paesi importatori di petrolio, sebbene non sempre in modo omogeneo, anche gli automobilisti si stanno accorgendo della differenza. E negli Stati Uniti, dove non si pagano tasse sul carburante, il vantaggio è ancor più rilevante.</p> <p>Da giugno, il barile di greggio ha perso circa il 40% del suo valore. Ora la domanda che molti si pongono è se questa tendenza al ribasso si protrarrà nel 2015 o se ci sarà un’inversione.</p> <p>“Se i prezzi continuano a scendere nel 2015, o se rimangono a livelli così bassi ancora per diversi mesi, è molto probabile che l’Opec nel 2015 deciderà di reagire”, sottolinea Perrin. “Il punto è che il sacrificio che i Paesi membri di questa organizzazione possono accollarsi per qualche mese o per diversi mesi non può in nessun modo protrarsi per un periodo di tempo troppo lungo”, aggiunge. </p> <p>Alcuni Paesi del Golfo come l’Arabia saudita hanno approfittato in passato degli alti corsi del greggio per creare riserve da sfruttare in futuro. E molti si chiedono fino a quando potranno campare di rendita, prima di cambiare strategia.</p> <p><iframe type="text/html" width="600" height="360" src="http://it.euronews.com/embed/292864/" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p> <p><iframe type="text/html" width="600" height="360" src="http://it.euronews.com/embed/292860/" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p> <p><iframe type="text/html" width="600" height="360" src="http://it.euronews.com/embed/292866/" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>