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Rassegna economica del 2014: Alibaba e Xiaomi, il ruggito delle tigri tecnologiche cinesi

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Rassegna economica del 2014: Alibaba e Xiaomi, il ruggito delle tigri tecnologiche cinesi

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A lungo le imprese asiatiche sono state considerate imitatrici e non innovatrici. Ma tutto questo ora sta cambiando.

La Cina è il più grande mercato digitale del mondo con oltre 500 milioni di internauti ed il Paese ospita oggi alcune tra le più grandi aziende di tecnologia.

Era solo questione di tempo prima che queste decidessero di guardare a Occidente.

Alibaba, il gigante che sfida eBay e Amazon

Nel 2014, in quella che è stata la più grande quotazione tecnologica della storia Alibaba è atterrata a Wall Street.

Rastrellando 25 miliardi di dollari, la regina dell’e-commerce è diventata una delle aziende più ricche del mondo.

L’ex insegnante di inglese Jack Ma, che ha fondato la compagnia nel ’99 con 50 mila euro, è diventato in pochi istanti l’uomo più ricco della Cina.

Alibaba controlla l’80% del commercio online nel Paese con i suoi portali: Taobao, sito tipo eBay che ospita 7 milioni di venditori, e TMall, dove i grossi marchi vendono ai clienti.

Eppure, nella sua corsa, oggi affronta anche molti ostacoli.

Il segmento estero rappresenta solo il 10% delle vendite in Cina, il che obbliga l’azienda a investire molto in mercati come Stati Uniti e India.

In casa, gli utenti Internet cinesi stanno migrando sul mobile e Alibaba deve combattere i rivali Tencent e JD.com per difendere la corona.

Infine, l’espansione nei pagamenti elettronici con Alipay non sarà facile ora che anche Apple è scesa in campo.

La “Apple dell’Est”: Xiaomi

15 anni di gavetta sono un’eternità se confrontati con l’ascesa fulminante di Xiaomi.

Nel terzo trimestre del 2014 l’azienda pechinese è diventata il terzo produttore mondiale di smartphone. Notevole, dato che ha lanciato il primo dispositivo solo nel 2011.

Sconosciuta all’estero, Xiaomi produce telefoni Android a basso costo, ma con caratteristiche di fascia alta, e li vende online.

Il suo Mi4 costa 250 euro. Un affare in confronto ai 680 dell’iPhone 6!

Non avendo fabbriche, l’azienda si appoggia su produttori come il fornitore di Apple Foxconn.

E tutto, dal design allo stile del fondatore Jun Lei, ricorda Cupertino.

Se arrivasse negli Stati Uniti, sarebbe probabilmente accusata di violazione di brevetto.

Per ora la “Apple dell’Est” si accontenta allora di rafforzarsi in casa e di espandersi in mercati in crescita come l’India.

Invisibile ma pervasiva: Huawei

Huawei, altra tigre tecnologica, è tra noi ormai da tempo.

Questo gigante delle telecomunicazioni da 40 miliardi di dollari di fatturato opera in oltre 140 Paesi. I suoi cellulari senza marchio sono molto diffusi.

L’azienda di Shenzhen ha cominciato producendo dispositivi low-cost. Ma, quando metà dei tuoi 150 mila impiegati lavorano nella ricerca, non ci vuole molto per migliorare la qualità.

Oggi Huawei produce smartphone competitivi come l’Ascend P7.

Di recente ha perso il terzo posto nella classifica produttori, ma i telefoni sono solo la punta dell’iceberg.

Nel 2012 ha rubato ad Ericsson la palma di maggior produttore mondiale di apparati di telecomunicazioni. Costruisce reti di banda larga in tutto il mondo.

Con il 13,7% di fatturato reinvestito in ricerca è la compagnia cinese meglio proiettata verso il futuro.

Un esempio? Ha già speso milioni in tecnologie 5G.

Si scrive PC, si legge Lenovo

Soltanto un’azienda proveniente dall’ex Impero Celeste è già riuscita ad entrare nell’olimpo dei marchi famosi: stiamo parlando di Lenovo.

La compagnia ha lanciato il suo primo computer nel 1988. Alla fine degli anni novanta era già il più grande produttore di PC dell’Asia.

Ma è solo nel 2004, quando compra la divisione Personal Computer di IBM, che si proietta davvero sulla scena globale.

Nel 2013 è diventata il più grande produttore del pianeta e nel terzo trimestre del 2014 toccava quote di mercato quasi del 20%.

Adesso il marchio sta rivolgendo la sua attenzione al mondo degli smartphone.

Ha da poco completato l’acquisizione di Motorola da Google per 2,9 miliardi di dollari, rafforzandosi sui mercati sviluppati.

Riuscirà a risollevarne le sorti e a riottenere il terzo posto nella classifica dei produttori di smartphone?

A prescindere dall’esito, la gara per la medaglia di bronzo è ormai una sfida tutta cinese.