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La guerra dell'Isil

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La guerra dell'Isil

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La loro avanzata in Iraq non ha trovato alcuna resistenza da parte dell’esercito di Baghdad. Sono i combattenti del sedicente Stato Islamico. hanno a disposizione i carri armati dell’esercito statunitense, abbandonati dai soldati iracheni in fuga nel mese di giugno. In quel periodo, il leader dell’Isil, Abu Bakr Al-Baghdadi, proclama il califfato su un’area a cavallo tra la Siria e l’Iraq.

Dighe, raffinerie e siti sensibili cadono sotto il controllo dei fondamentalisti. L’unica resistenza armata sul terreno è quella dei peshmerga, i soldati del Kurdistan iracheno. In questa regione hanno cercato rifugio gli yazidi, una minoranza religiosa che ha dovuto scegliere tra la conversione, la morte o la fuga. In migliaia sono stati massacrati, altri, tra i quali donne e bambini, sono stati sepolti vivi.

Brutalità che i combattenti dell’Isil hanno commesso anche in Siria, dove il terrore significa crocifissioni e decapitazioni. Una strategia di guerra portata avanti da un esercito di oltre 30.000 uomini, la metà dei quali non è composta da iracheni e siriani. E si stima che siano almeno 3000 i combattenti provenienti dall’Occidente.

In Siria hanno conquistato diverse grandi città e poi hanno puntato su Kobane. La città curda al confine con la Turchia, difesa dai peshmerga e dagli attacchi aerei della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, è diventata il simbolo della lotta contro il fondamentalismo.