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Studenti in medicina: apprendere a curare con la pratica

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Studenti in medicina: apprendere a curare con la pratica

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Canada: l’esperienza delle simulazioni

Siamo in Canada, ad Ottawa, dove si trova il più grande centro di simulazione del Nord America.

Non c‘è tempo da perdere . Questa paziente è appena arrivata in pronto soccorso. Ha difficoltà respiratorie dopo un attacco di cuore. È in pericolo di vita.

Sembra tutto vero, ma per fortuna si tratta di una sessione pratica indirizzata agli studenti. Qui tirocinanti e medici professionisti partecipano a dei corsi per apprendere nuove cure.

La simulazione si svolge in un ambiente simile all’ospedale, con materiale sanitario al completo ma al posto di un paziente, c‘è un manichino.

“Il computer controlla i diversi ritmi cardiaci – dice Stephanie Gibson, responsabile tecnica – Segnala i livelli di ossigeno, la pressione del sangue. Il manichino può sanguinare, sudare e anche piangere. “

Grazie alle simulazioni si limitano i rischi per i veri pazienti. Solo fino a dieci anni fa in Canada, gli studenti passavano dall’osservazione alla pratica.

“Il vecchio metodo di insegnamento era “vedere, praticare e insegnare”, cioè in primo luogo guardare, poi curare un paziente e passare immediatamente il tuo sapere a uno studente – spiega Brian Weitzman, medico – Oggi invece soprattutto con il concetto di simulazione, si riducono gli errori sul paziente. Il nuovo insegnamento è diventato: “Prima molta pratica e in seguito la cura”.

L’operazione viene registrata per poter poi analizzare tutti i passaggi dell’intervento. Un momento importante secondo questo studente, forse quasi più della simulazione.

“Con questo metodo – sottolinea Sebastian Dewhirst, studente – puoi davvero sfruttare al massimo l’esperienza che hai fatto, oltre a rifletterci puoi discuterne con gli altri”.

La simulazione non si limita al soccorso in emergenza ma anche di preparazione agli interventi chirurgici, come mettere una flebo o praticare un’intubazione. Qui, alcuni giovani studenti di medicina eseguono il loro primo esame del sangue.

“Apprendere con la pratica aumenta moltissimo il livello di sicurezza – assicura Cody Jackson, studente – Qui ho imparato a mettere la flebo. Se non avessi provato prima, davanti al primo paziente sarei molto più nervoso”.

Una simulazione può salvare vite umane? Secondo gli operatori sanitari non ci sono dubbi.

Nicaragua: la missione di Dentistas Sin Límites

Un’equipe di medici piuttosto straordinaria è in viaggio verso Chichigalpa, nell’ovest del Nicaragua. Si tratta del team di Dentistas Sin Limites, un’Ong in missione insieme ad oltre una ventina di studenti di medicina. Un’azione di volontariato per curare in tre settimane circa duemila persone della zona.

Tutte le attrezzature necessarie sono state finanziate e donate dagli studenti partecipanti. I futuri dentisti lavorano al fianco del medico spagnolo Francisco Rojas, che da quindici anni realizza missioni umanitarie oltre che in Nicaragua, in Cambogia e Madagascar.

“Alle nostre spedizioni – racconta Francisco Rojas, medico e direttore di Dentistas Sin Límites – partecipano volontari arrivati oltre il quinto anno di università. Cominciano con far pratica su oltre un migliaio di persone. Quando tornano in facoltà apprezzano di più la professione perché hanno aiutato persone in difficoltà economica e hanno prescritto diagnosi accurate.

Per gli studenti si tratta di un’esperienza che accresce non solo a livello professionale, ma anche umano. Dopo pochi giorni, il rapporto tra medico-paziente è intenso.

“All’inizio mi sentivo insicuro – dice Luis Sánchez Labrador, studente volontario – Avevo molti dubbi e chiamavo il professore. Ora mi sembra di aver acquisito una capacità di decisione. Mi sento libero di intervenire senza consultare nessuno e sento di fare la cosa giusta”.

Gli studenti vengono seguiti dai dentisti professionisti. Ma sono anche spinti ad intervenire direttamente.

“Sicuramente a Madrid – dice Victoria Vilar, studentessa volontaria – non avrei fatto una simile esperienza, come prendere decisioni e intervenire rapidamente. Qui c‘è un dente da togliere. Lo devo fare io e senza esitazioni. Non posso rimandare”.

Gli abitanti di Chichigalpa affrontano lunghe ore di coda pur di essere curati. Dentistas Sin Límites non chiede contributi, solo un posto dove alloggiare e i pasti per le tre settimane di lavoro.

La spedizione umanitaria quest’anno è stata estesa anche all’Ospedale della città di Leon. Gli studenti affiancano i medici che ogni giorno ricevono decine di pazienti.

“Dopo la terza settimana – dice Edward Piñol, dell’Ospedale Oscar Danilo Rosales – gli studenti sono in grado di visitare da soli i pazienti e diagnosticare la malattia, ma sempre con un medico al loro fianco. Ci aiutano nel lavoro diciamo di base, come le prime visite e gli esami, realizzare gli elettrocardiogrammi. Tutte cose che richiedono molto personale.

Anche qui il rapporto diretto con i pazienti è fondamentale. Realizzato con attenzione e professionalità.

Madgi Yacoub, una vita dedicata alla cardiochirugia

Conosciuto in tutto il mondo, il dottor Madgi Yacoub dedica la sua vita alla ricerca. Pluripremiato per i trapianti di cuore, viaggia senza requie per diffondere il suo sapere. In Egitto ha fondato ad Assuan questo ospedale dove ha sede della Chain of Hope Charity, l’organizzazione che fornisce assistenza chirurgica cardio-toracica per il mondo in via di sviluppo.

Sempre ad Assuan il dottor Yacoub, ha istituito un centro per la formazione di giovani medici sotto la sua supervisione.

“Gli studenti hanno un talento enorme – precisa il dottor Madgi Yacoub – A volte sono più dotati dei loro professori, ma mancano di esperienza. Bisogna indicare loro la giusta direzione e spronarli. Ora ci sono moltissimi strumenti come la tecnologia molecolare e le cure mirate che cambieranno profondamente la medicina attuale”.

Figlio di un chirurgo, il dottor Yacoub ha studiato all’Università del Cairo e ha deciso di specializzarsi in cardiochirurgia dopo la morte di una sua zia. Ha lavorato in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Nigeria. Con i suoi interventi umanitari è diventato un esempio per centinaia di studenti di medicina in tutto il mondo. Per loro, un primo consiglio.

“È importante relazionarsi con i pazienti – prosegue Madgi Yacoub – Questa è la prima cosa. Anche se non sappiamo se riusciremo a curare una persona, è importante che il paziente sappia che siamo lì per aiutarlo. E questo è un principio fondamentale nella formazione di un medico”.

Magdi Yacoub è uno dei pochi insegnanti al mondo specializzato nelle più sofisticate tecnologie della cardiochirurgia. Tra mille impegni, non rallenta il passo, perché sa che il suo segreto è la passione.

“Non c‘è nessuna operazione senza alcun rischio di mortalità – dice il dottor Madgi Yacoub – Ma devi fare il possibile per evitarlo ed è questo il nostro obiettivo. Se – e solamente se una persona interessata alla medicina sarà felice per tutta la vita, solo in quel caso possiamo dire che ha una passione per questa professione”.

Il dottor Yacoub prosegue il suo lavoro come consulente nei trapianti. La sua metodologia ha salvato e salva migliaia di vite ogni anno.