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Missione Rosetta: cronistoria di un'impresa emozionante

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Missione Rosetta: cronistoria di un'impresa emozionante

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Questa è una puntata speciale di Comet Hunters, il nostro programma sulla storica missione della sonda Rosetta.

Tutto l’anno abbiamo seguito il team di ricerca impegnato in questa impresa. Il risveglio di Rosetta è stato il primo dei tanti momenti emozionanti vissuto dagli scienziati ESA “cacciatori di comete”.

Mancano 288 giorni all’atterraggio del modulo Philae, il lander trasportato dalla sonda spaziale. Dopo due anni e mezzo Rosetta deve uscire dallo stato di ibernazione. Ma il segnale è in ritardo… Quando arriva è un sollievo per tutti!

L’italiano Andrea Accomazzo, che dirige le operazioni, commenta: “Riavere Rosetta fra noi è incredibile, ora abbiamo di fronte una delle più fantastiche avventure, una delle missioni spaziali più impegnative della storia”.

Matt Taylor, uno degli scienziati del team, dichiara: “Sono un po’ meno stressato di un minuto fa, non pensavo che sarei stato così teso”, dice, “Ora Rosetta è di nuovo con noi e possiamo fare ciò che abbiamo previsto per i prossimi anni. È un momento meraviglioso”.

Poche settimane dopo il risveglio, c‘è grande ottimismo nel centro dell’Agenzia Spaziale Europea.

L’ingegnere Armelle Hubault mostra un ciondolo al collo che ha la forma della sonda: “È una piccola Rosetta, è un portafortuna”, racconta, “Tutta la squadra ne ha una e trovo sia una cosa carina”.

“Quando il satellite stabilisce un contatto bisogna essere presenti e pronti. È vero che non è sempre facile conciliare il tutto con la famiglia, la vita privata”, dice ancora Armelle Hubault, “Oggi sono piuttosto ottimista, mi dico: ‘Sì, andrà tutto bene, abbiamo fatto tutti i test necessari, non ci saranno sorprese e sarà fantastico’”.

Mancano 204 giorni all’atterraggio di Philae. In Olanda, negli uffici dell’Agenzia Spaziale Europea, si parla di scienza e… Di tatuaggi!

Matt Taylor ne mostra uno enorme e spiega: “Avevo un tatuaggio di una precedente missione su cui stavo lavorando. Naturalmente ne ho dovuto fare uno con Rosetta. Ecco qui la bestia!”

Finalmente i cacciatori di comete sono vicini al loro obiettivo.

“Bene, ci siamo, siamo arrivati al nostro appuntamento. Abbiamo compiuto il passo successivo ovvero l’incontro con una cometa. Viaggeremo con lei per oltre un anno”, esulta Matt Taylor.

Il team di ricerca ora deve imparare ad orbitare intorno ad una cometa, qualcosa che nessuno ha mai fatto prima, e cercare un punto di atterraggio.

Ciò che Rosetta restituisce con le immagini è un grumo di polvere e ghiaccio chiamato 67P/Churyùmov-Gerasimenko.

“È una cometa strana”, commenta Armelle Hubault divertita, “Avevamo pensato a molte possibili forme. Credo però che nessuno si aspettasse una papera di gomma!”.

A settembre l’attenzione è tutta sul modulo Philae, che atterrerà fra 50 giorni.

“La parte difficile è gestire gli imprevisti. È un oggetto vivo, che ogni giorno produce più gas e più polvere”, dichiara Laurence O’Rourke, che coordina le operazioni, “L’atterraggio è esso stesso un grande evento. Il lander si staccherà ad una determinata distanza. Dirà ‘bye-bye’ alla sonda che l’ha portato così lontano, e nel giro di circa un’ora inizierà ad inviare le immagini. Ricevere il segnale dal modulo sarà ovviamente importantissimo”.

Un suo collega, Michael Kueppers, spiega: “Il sito di atterraggio è stato scelto, naturalmente speriamo che andrà tutto bene. È ovvio che il rischio c‘è, ma penso che sarà un successso”.

A meno di un mese dall’atterraggio, i cacciatori di comete stanno orbitando a circa 10 chilometri dalla superficie. La tensione sale.

“Ora siamo nella fase di osservazione ravvicinata. Lentamente e gradualmente abbiamo cominciato ad orbitare a basse altitudini”, dice Andrea Accomazzo, “Naturalmente può capitare in qualsiasi momento che la cometa diventi iperattiva, e spinga via la navicella dalla sua traiettoria. Questo non è prevedibile. Più morbida è la superficie, più è probabile che il lander riesca nell’atterraggio e che non si capovolga”.

È il 12 novembre del 2014: un giorno che i cacciatori di comete non dimenticheranno mai.

L’atterraggio di Philae è stato più complicato del previsto. Il lander non si è arpionato, è rimbalzato due volte, per poi finire in una zona in ombra, dove non può ricaricare le sue batterie solari. Costretto ad usare prevalentemente quelle primarie, è riuscito ad inviare dati per 64 ore prima di esaurire la sua energia.

Nonostante l’imprevisto, una pagina storica è stata scritta.

“Non è stato fatto mai nulla di simile a questo. Da quando lavoro su Rosetta mio figlio mi ha detto che vuole fare lo scienziato… Quindi, missione compiuta!”, scherza Matt Taylor.

Paolo Ferri, a capo della missione, sigla l’emozione della giornata: “Siamo felici, come dei bambini il giorno di Natale. Penso che tutti ora capiscano davvero cosa stiamo vivendo, è un momento storico”.