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L'Opec affonda il barile: "No al taglio della produzione di petrolio"

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L'Opec affonda il barile: "No al taglio della produzione di petrolio"

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Le divisioni interne paralizzano l’Opec e mandano in fumo le speranze di un taglio alla produzione di petrolio, che rilanci prezzi ai minimi dal 2010. A imporsi, fra i 12 membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, è stata la linea delle Monarchie del Golfo che, guidate dal gigante saudita, difendevano il mantenimento della quota di 30 milioni di barili al giorno.

La prima reazione del Segretario generale dell’Opec Salem El-Badri è stata un invito alla calma. “Non cediamo al panico – l’appello che ha lanciato subito dopo la conclusione dell’incontro -. Vediamo anzitutto come reagiranno i mercati. La flessione dei prezzi del petrolio non riflette alcun cambiamento strutturale”.

Già in calo del 30% da giugno, i prezzi del greggio hanno reagito con un’ulteriore picchiata, che li ha portati subito a scendere ampiamente sotto la soglia dei 75 dollari al barile.

“Nel dicembre 2008 i prezzi erano crollati a 36 dollari al barile – ricorda Neil Atkinson, analista capo di Lloyds List Intelligence -. Non dico che debba andare di nuovo così, ma lo stesso scenario potrebbe ripetersi nel 2014. Soprattutto perché a fronte di un un’impennata nella produzione, la domanda è cresciuta molto più lentamente”.

A leccarsi le ferite è intanto il fronte guidato dal Venezuela, che insieme a Iraq, Emirati Arabi e altri quattro paesi, dovrà ora attendere la prossima riunione di giugno, perché l’Opec torni a riflettere sulla sua richiesta di tagliare la produzione per rilanciare i prezzi