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Gerusalemme: il clima politico israeliano alimenta le violenze palestinesi

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Di Euronews
Gerusalemme: il clima politico israeliano alimenta le violenze palestinesi

<p>Rappresentanti religiosi di fede cristiana, ebraica e islamica si sono raccolti davanti alla sinagoga di Gerusalemme dove martedì due palestinesi hanno ucciso quattro fedeli in preghiera.</p> <p>Una cerimonia per invitare alla tolleranza in una città dove, per anni, religioni diverse hanno coabitato in pace.</p> <p>“Siamo qui per condannare questa azione criminale, per dire che è inaccettabile colpire persone inermi in un luogo di preghiera, nella Casa di Dio”, ha detto Sheikh Samir Assi, imam della moschea di Al Jazzar.</p> <p>Le sue parole non ottengono l’effetto sperato in questo quartiere di ebrei ultra-ortodossi. Da una finestra, una donna lo insulta dandogli dell’infedele. Un segno delle tensioni, non più solo politiche ma anche religiose, che si vanno radicalizzando.</p> <p>Per dissuadere potenziali attentatori palestinesi, il governo israeliano ha ripreso a demolire le loro abitazioni, colpendo le loro famiglie. Una misura interrotta nel 2005 perché ritenuta inefficace.</p> <p>Ma il premier Netanyahu ha anche dato il via libera all’edificazione di 78 nuovi edifici per coloni israeliani a Gerusalemme est, la parte araba della città che i palestinesi rivendicano come capitale del loro Stato.</p> <p>“In Israele ci sono lavoratori palestinesi, non tutti con permessi legali”, spiega Benjamin Netanyahu, che accusa: “E’ attraverso questi varchi che Hamas introduce i terroristi, incitati anche dall’Autorità palestinese, dal presidente palestinese. Faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità per fermare questa minaccia”.</p> <p>All’indomani dalla strage nel quartiere di Har Nof, la parte orientale di Gerusalemme è sigillata con posti di blocco della polizia. Nuove separazioni, in una città dove la convivenza e l’armonia sembrano sempre più un ricordo.</p> <p>Abbiamo approfondito la questione con Vincent Lemire, storico e specialista di Gerusalemme, studioso presso il Centro nazionale della ricerca scientifica e direttore del progetto “Open Jerusalem”.</p> <p>Raphaele Tavernier, euronews:<br /> “Lei è a Gerusalemme, qual è l’atmosfera oggi nella Città Santa?”</p> <p>Vincent Lemire:<br /> “Di giorno la situazione sembra abbastanza normale, ma di sera le strade sono deserte. Di notte le persone esitano a uscire o a rientrare a casa tardi. E poi ci sono soprattutto varie Gerusalemme. Gerusalemme Ovest e Est. Diversi quartieri di Gerusalemme Est, praticamente ogni sera, sono teatro di scontri a volte molto violenti. Quindi è difficile dire se l’atmosfera è calma oppure no. Varia molto da un’ora all’altra e da un quartiere all’altro”.</p> <p>euronews: <br /> “Si rischia un’escalation?”</p> <p>Lemire:<br /> “Effettivamente ci sono nuove modalità operative palestinesi che sono incontrollabili per i servizi di sicurezza. Come gli attacchi compiuti con coltelli. Danno l’immagine di una sommossa molto più spontanea, molto meno organizzata, molto meno strutturata, ma molto più inquietante per i servizi di sicurezza israeliani”.</p> <p>euronews:<br /> “La prosecuzione della colonizzazione da parte di Israele a Gerusalemme Est secondo lei è l’unico fattore per spiegare questo aumento di tensioni e violenze?</p> <p>Lemire:<br /> “La prosecuzione e l’accelerazione della colonizzazione israeliana in Cisgiordania e a Gerusalemme Est è il fattore strutturante, determinante, di lunga durata. Ma detto questo, non credo che ciò spieghi l’esplosione delle violenze attuali.<br /> C‘è un fattore scatenante di breve termine da qualche mese: le ripetute visite degli estremisti religiosi ebraici sulla Spianata delle Moschee, con provocazioni chiaramente volontarie da parte di questi estremisti. E poi soprattutto ci sono referenti politici nuovi in seno allo stesso partito di governo, il Likud. Come il deputato Moshe Feglin che compie tali azioni sulla Spianata delle Moschee, e poi in seno al governo stesso c‘è Naftali Bennett che sostiene tali azioni”.</p> <p>euronews: <br /> “La Svezia ha rinosciuto lo Stato palestinese, i deputati spagnoli hanno esortato ad andare nella stessa direzione, così come i deputati britannici. Israele come vive tutto questo?”</p> <p>Lemire:<br /> “C‘è un discorso ufficiale e poi un sentimento più intimo. Il primo dice: tutto questo non ha alcun impatto, alcuna importanza, è simbolico. Quando si scava un po’ di più, ci si rende conto che c‘è un sentimento intimo molto differente. Tutti gli israeliani sanno che lo Stato di Israele è nato da un voto dell’assemblea generale delle Nazioni Unite nel novembre del 1947 e dunque tutti gli israeliani sanno che la nuova strategia di Mahmmoud Abbas e della direzione palestinese, quella di cercare questo riconoscimento internazionale, non è affatto simbolica, ma avrà implicazioni politiche in termini di relazioni internazionali. Implicazioni estremamente forti a medio e a lungo termine”.</p> <p>euronews:<br /> Nel suo libro “Gerusalemme 1900”, lei dice: “Non molto tempo fa, Gerusalemme era un modello di coabitazione tra comunità”. Questo periodo appartiene al passato?”</p> <p>Lemire:<br /> “Sì, chiaramente appartiene al passato, ma ciò non vuol dire che non tornerà. Dall’epoca biblica, Gerusalemme è stata sempre una sorta di gioiello su una corona imperiale. Questo contesto imperiale, sovranazionale, permetteva una forma di cittadinanza, di vita in comune. A partire dalla prima guerra mondiale, Gerusalemme è scivolata in un contesto totalmente nuovo. Gerusalemme diventa il punto focale dello scontro tra due progetti nazionali in concorrenza. Quello sionista, poi israeliano, da un lato e quello arabo dall’altro. E dunque, in questo contesto, queste due cittadinanze concorrenti e che si affrontano impediscono ai cittadini di Gerusalemme di vivere assieme in modo calmo e armonioso”.</p>