ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Sangue a Gerusalemme: strage in una Sinagoga

Lettura in corso:

Sangue a Gerusalemme: strage in una Sinagoga

Dimensioni di testo Aa Aa

Erano le 7 del mattino a Gerusalemme quando una sinagoga nel sobborgo ortodosso di Har Nof è diventata teatro di una strage, l’ennesima delle ultime settimane. Due uomini palestinesi armati di pistole, asce e coltelli hanno fatto irruzione nel luogo sacro uccidendo almeno 4 fedeli. I due sono stati poi neutralizzati dagli agenti di polizia. Una decina i feriti, secondo le autorità sanitarie, la metà in condizioni gravi. ‘‘Una scena terrificante” è quella descritta dai testimoni. Un ‘‘attacco terroristico’‘ per la polizia israeliana che è alla ricerca di altri sospetti che potrebbero avere collaborato. I due palestinesi sono di Gerusalemme Est, si tratta di due cugini: Ghassan Abu Jamal e Udayy Abu Jamal. Nel 2011 sono stati rilasciati dalle prigioni israeliane, in cambio della liberazione del soldato Gilad Shalit. I due sarebbero membri del ‘‘Fronte Popolare di Liberazione della Palestina’‘, gruppo terroristico nato nel 1967, uscito dall’OLP dopo la firma degli accordi di Oslo del 1993. Unisce il nazionalismo palestinese all’ideologia marxista.

Le reazioni

È ‘‘una brutale uccisione’‘ quella nella sinagoga per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che ha accusato Hamas e il presidente dell’autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas. Sono colpevoli, a suo dire, di avere incitato alla violenza nelle ultime settimane. L’attacco nella sinagoga di Gerusalemme per il premier israeliano Benyamin è stato ‘‘una conseguenza diretta del loro incitamento’‘. Colpevole anche la comunità internazionale per aver ‘‘irresponsabilmente ignorato’‘ tale incitamento. Il primo ministro israeliano ha minacciato: “Reagiremo duramente alla crudele uccisione di ebrei che si erano recati a pregare, da parte di biechi assassini”.

Immediata anche la reazione indignata degli Stati Uniti, il segretario di Stato Kerry ha bollato l’atto come di “puro terrore inumano” chiedendo ai dirigenti palestinesi di ogni livello di condannare con forza l’attentato. Non è tardata ad arrivare anche la condanna dal presidente palestinese: ‘‘L’autorità nazionale palestinese ha sempre condannato la morte di civili da ogni parte e condanna oggi l’uccisione di fedeli in una sinagoga a Gerusalemme ovest’‘, ha detto Mahmoud Abbas che ha tuttavia chiesto che Tel Aviv di far ‘mettere fine alle incursioni alla Spianata delle Moschee (al Aqsa), alle provocazioni da parte dei coloni e all’incitamento alla violenz) da parte di alcuni ministri del governo israeliano. ‘‘Bisogna mettere la parola fine all’occupazione israeliana dei Territori’‘, ha detto Mahmoud Abbas.

Felicitazioni, invece, da Hamas, movimento politico al potere nella Striscia di Gaza per l’attentato. “Si è trattato di una vendetta eroica e rapida per l’esecuzione di Yusuf al-Rumani”, ha spiegato Mushir al-Masr, il portavoce di Hamas, facendo riferimento all’uccisione domenica a Gerusalemme del conducente di autobus palestinese.

Il contesto

Nelle ultime settimana si è verificata nuova ondata di tensioni e violenze a Gerusalemme tra israeliani e palestinesi. A riscaldare il clima, la contesa sulla Spianata delle Moschee chiamata ‘‘Monte del tempio’‘ dagli ebrei e ‘‘Al Haram al sharif’‘ – che vuol dire ‘‘il nobile santuario’‘ – dagli arabi e che comprende la moschea Al Aqsa, il terzo santuario dell’Islam dopo ‘‘La Mecca’‘ e ‘‘Medina’‘.

Il sito religioso nel centro della città riveste un ruolo importante sia per l’ebraismo, che per l’Islam e il cristianesimo. Israele ha vietato ai non musulmani di pregare nella Spianata delle moschee per motivi di sicurezza. Il 29 ottobre Yehuda Glickha, rabbino israeliano di estrema destra, è rimasto gravemente ferito in un attentato. Yehuda Glickha sta portando avanti una campagna per consentire agli ebrei di pregare nel luogo sacro. Israele, che ha occupato la parte orientale di Gerusalemme nel 1967, rivendica l’intera Gerusalemme come sua capitale, mentre l’Autorità Nazionale Palestinese ne rivendica almeno una parte come capitale del futuro stato di Palestina. La comunità internazionale non riconosce l’annessione a Israele di Gerusalemme Est e non riconosce la città come capitale dello stato israeliano.

Ad acuire le tensioni ci sono anche le ipotesi da parte israeliana di costruire nuovi insediamenti nella zona di Gerusalemme Est. A gettare benzina sul fuoco negli utlimi giorni è stata l’uccisione del guidatore di autobus palestinese Yusuf Hasan al-Ramuni, 32 anni, trovato impiccato la scorsa domenica nella zona industriale di Har Hotzvim. L’autopsia ha escluso l’atto criminale e ha confermato l’ipotesi del suicidio al quale la famiglia e gli amici continuano a non credere, sostenendo che sia stato ucciso da coloni ebrei.