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Scandalo dei cambi manipolati, le banche mediorientali possono trarne vantaggio

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Scandalo dei cambi manipolati, le banche mediorientali possono trarne vantaggio

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Business Middle East si occupa questa settimana degli ultimi scandali bancari, che coinvolgono il mercato valutario.

Le autorità di vigilanza in Europa e Stati Uniti hanno sanzionato colossi bancari per manipolazioni sul forex.

Ammontano a 4,3 miliardi di dollari, al cambio attuale circa 3 miliardi e mezzo di euro, le multe che sei banche hanno accettato, complessivamente, di pagare perché alcuni loro dipendenti hanno manipolato i mercati dei cambi.

I sei istituti sono la svizzera Ubs, le britanniche Royal Bank of Scotland e Hsbc, le americane Citigroup, Jp Morgan Chase e Bank of America.

Messe sotto accusa dalle autorità di controllo dei tre Paesi, dopo oltre un anno di indagini. Anche Barclays sta negoziando un accordo.

Nessuna delle banche ammette un coinvolgimento diretto. Quel che è provato è che alcuni dipendenti si scambiavano regolarmente informazioni sugli ordini dei clienti sulle valute estere.

Questo permetteva di orchestrare le operazioni, manipolando i tassi di riferimento in modo da pompare i profitti. In un mercato nel quale si muovono ogni giorno oltre 4.200 miliardi di euro.

Le maximulte non pongono fine alla questione. Le indagini vanno avanti.

Una trentina di persone sono state sospese o licenziate. Qualcuno dovrà affrontare un processo, improbabile che vengano coinvolte le alte sfere dentro gli istituti, ma la vicenda ha avuto ripercussioni anche alla Banca centrale d’Inghilterra, che ha destituito il responsabile del settore valute, Martin Mallett, a seguito di un’indagine indipendente.

Secondo quanto ha riportato Bloomberg, Mallett “era consapevole che i trader delle banche si scambiavano le informazioni sugli ordini dei clienti” allo scopo di manipolare i prezzi. Il dirigente, però, non avrebbe “agito in mala fede e né è stato coinvolto in condotte illegali”.

Gli scandali, regolamentazioni inefficaci, e norme troppo permissive hanno minato la fiducia nelle banche.

Alcuni, nel mondo finanziario, affermano di star ripensando le loro strategie di investimento, alla luce di questi costosi scandali.

Di certo lo scandalo non fa bene al settore bancario, alla sua credibilità. Ci sono anche investitori che cominciano a manifestare timori nel tenere in portafoglio azioni del comparto.

Ma potrebbe essere una buona occasione per altri mercati, mai coinvolti in cronache giudiziarie come questa, di attrarre investimenti.

Per saperne di più abbiamo interpellato Nour Eldeen Al-hammoury, chief market strategist della Ads Securities ad Abu Dhabi.

Daleen Hassan, euronews: “un altro scandalo bancario, dunque. Quanto cose del genere minano la fiducia delle persone?

Nour Eldeen Al-hammoury:
“Non è il primo e non sarà l’ultimo scandalo. Comunque questo è stato l’anno più dispendioso per le banche, per quanto concerne le multe. Ovviamente questo ha effetto sulla fiducia nel settore bancario, considerando anche che queste banche hanno dei precedenti. Ci vogliono regole più severe per impedire che queste cose avvengano”.

euronews:
Sembra che le autorità di controllo ci mettano parecchio a rendersi conto di ciò che avviene. C‘è il dubbio che le banche siano realmente monitorate?

Nour Eldeen Al-hammoury:
“Lo sono. Ma, comunque, non si può controllare tutto. L’ultimo scandalo ha richiesto alle autorità molto tempo per essere scoperto, dopo l’esame di un sacco di mail e chat room. È impossibile per le autorità controllare tutti nello stesso momento. Ma credo che dovrebbero essere prese misure forti contro ogni manipolazione”.

euronews:
Che conseguenze hanno questi scandali in Medio Oriente? Sia a livello di comportamento degli operatori che di legislazione bancaria?

Nour Eldeen Al-hammoury:
“Questa potrebbe essere una buona notizia per il Medio Oriente. Le istituzioni finanziarie e le banche sono ben monitorate dagli istituti centrali. Qui non si è mai saputo di uno scandalo o di una manipolazione. Di conseguenza, qui la fiducia nel settore bancario cresce e diventa anche più attrattivo per gli investitori stranieri e gli operatori. Almeno finché le banche centrali continueranno a fare un buon lavoro”.