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Cristiani in fuga dall'Isil, un esilio forzato mai visto in Medio Oriente

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Cristiani in fuga dall'Isil, un esilio forzato mai visto in Medio Oriente

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Hanno dovuto scegliere tra la conversione forzata, la fuga o la morte. Sono gli oltre 100.000 cristiani fuggiti dalle città nord irachene conquistate dai jihadisti dell’Isil.

Le loro case sono state vendute dai miliziani, le loro chiese trasformate in moschee. Decine di donne sono state vendute come schiave. La comunità che per secoli ha abitato la piana di Nineveh oggi è vittima dell’attacco più feroce mai visto nella storia del Medio Oriente.


In decine di migliaia vivevano a Mosul, seconda città dell’Iraq, un tempo sede della più grande comunità cristiana del paese. La maggior parte di quelle persone oggi è sparsa nei campi profughi della Giordania e del Kurdistan iracheno.

“Viviamo soffrendo, sopravviviamo. Non riusciamo più a dormire – dice Soham Yakoub, una giovane donna ospite nel campo insieme a suo figlio – Ieri pioveva, il rumore della pioggia sulla tenda somiglia a una pioggia di pietre. Mio figlio questa mattina mi ha detto che vuole tornare a casa, mi ha detto che tornerà indietro oggi stesso. Io gli ho chiesto, come è possibile? Lo hai sognato stanotte? Mi ha fissato in silenzio, forse lo ha sognato davvero”.

Sono fuggiti dalle loro terre tra i 120mila e 130mila cristiani iracheni. Almeno 30 mila provengono da Mosul: l’Isil ha messo all’asta le loro case contrassegnate dalla ‘n’ di nazareni.

Nel campo profughi di Arbil, nel Kurdistan iracheno, c‘è bisogno di tutto: cibo, coperte, kit igienico-sanitari e, soprattutto per i più piccoli, istruzione.


“La vita è molto dura qui, quando piove è un dramma, non abbiamo lavatrici, non abbiamo niente – racconta, in lacrime, la giovanissima Asrar Walid – Non abbiamo soldi, abbiamo bisogno di aiuto per fuggire dall’Iraq. Ma le persone ci tengono alla larga, ci osservano senza cercare di capire la nostra situazione. Come potete vedere, in inverno l’acqua invade le tende”.

“Abbiamo lasciato le nostre case nella zona di Qaraqush. Non c‘è più nessuno lì adesso – aggiunge Fadia, costretta all’esilio all’età di sessant’anni – Sono andati via tutti. Se avessimo avuto la protezione della comunità internazionale non avremmo dovuto lasciare le nostre case e non saremmo venuti a vivere in queste tende, ma esiste veramente una protezione internazionale?”.

Mosul è tornata al Medioevo, dice l’arcivescovo della diocesi di Erbil, gli yazidi sono stati vittime di un genocidio e i cristiani di una pulizia etnica.

L’Isil ha anche imposto un tariffario per la vendita delle donne: tra i 50 e i 100 euro, in base all’età. Per tutti i bambini da uno a nove anni, la tariffa è di 200mila dinari, poco meno di 140 euro.


“Quando la tua storia e il tuo nome e tutto il resto viene cancellato, si chiama genocidio – dice il prete Douglas Bazi – I cristiani e gli Yazidi sono le comunità che stanno maggiormente soffrendo quanto è accaduto a Mosul. Non ne sono sorpreso, se l’Isil uccide coloro che appartengono alla religione musulmana, immaginate cosa fa alle persone di un’altra religione e agli atei”.

Se i conflitti in Iraq e Siria non saranno risolti al più presto, una delle conseguenze potrebbe essere la definitiva scomparsa dei cristiani dalla regione.

“Non sono avevano conflitti politici, vivevano in pace e in sicurezza nelle loro case – conclude l’inviato di euronews, Mohammed Shaikhibrahim – Ora sono rifugiati in diversi paesi di fronte alla peggiore pulizia etnica e al più grande esilio forzato mai visto in Medio Oriente”.