ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Muro di Berlino: le frenetiche ore prima della caduta

Lettura in corso:

Muro di Berlino: le frenetiche ore prima della caduta

Dimensioni di testo Aa Aa

Germania, 4 novembre 1989. Un milione di persone invadono le strade di Berlino est. Chiedono riforme democratiche e libertà di stampa. 5 giorni più tardi sarebbe crollato il Muro.

L’epilogo della Repubblica democratica tedesca fu annunciato da Günther Schabowski, capo della sezione del partito comunista. Rese noto, per errore, che il Comitato centrale aveva approvato l’allentamento delle restrizioni sui viaggi all’estero.

‘‘Quando?’‘, chiese il corrispondente dell’agenzia Ansa, Riccardo Ehrman. “Da subito”, fu la risposta.

“Improvvisamente, mentre già mi preparavo ad andare in onda – il trucco, le luci, eccetera – un redattore mi dice: ‘Preparatevi, il muro è aperto, Momper, il sindaco di Berlino, sta raggiungendo lo studio’ – ricorda Jochen Sprentzel, conduttore di una tv tedesca all’epoca dei fatti – E poi mostra la dichiarazione di Schabowski, la famosa frase sul diritto a viaggiare. Ero sconvolto, avevamo in mente un programma completamente diverso. Non immaginavamo potesse accadere qualcosa di così importante. Nei trenta minuti di quel programma la scaletta fu improvvisata dopo la dichiarazione di Schabowski. Quel momento è importante anche per i bambini di oggi. È qualcosa che è rimasta nel mio cuore e in quello dei berlinesi. È stato l’apice della mia carriera”.

Schabowski non si accorse che l’apertura del confine avrebbe dovuto essere annunciata solo l’indomani, per dare tempo all’esercito e alla Stasi di dispiegare le forze necessarie a controllare la situazione.

“È stato verso la fine della conferenza stampa. All’inizio Shabovsky affrontò questioni correnti. E verso la fine disse: ‘A proposito, oggi abbiamo preso la decisione di aprire la frontiera’. Tutta la sala rimase in silenzio. Subito dopo ci alzammo di scatto e corremmo fuori dall’edificio. Per noi che conoscevamo i principi della politica tedesca fu una vera sorpresa”, ricorda Vyacheslav Mostovoy, nel 1989 corrispondete di una tv russa a Berlino.

A Mosca sapevano che la situazione precipitava: il 18 ottobre, Erich Honecker, il capo di Stato e del partito comunista nella DDR, si era precipitosamente dimesso e diecimila tedeschi dell’est erano già fuggiti in occidente attraverso l’Ungheria.

“Il mio collega Alexander Masliakov, un famoso conduttore televisivo russo, era a Berlino. Dovevamo girare un reportage per il suo programma – aggiunge Vyacheslav Mostovoy – Quindi raggiungemmo la Porta di Brandeburgo con la troupe. Quando iniziammo le riprese, notammo alcune di persone sedute su una panchina sulla Unter den Linden. Due di loro si avvicinarono e ci chiesero se avessimo il permesso di filmare. E dissero: ‘no, senza autorizzazione non si può filmare’. Il mio collega rimase molto sorpreso”.

Ormai era tardi. I berlinesi cominciarono ad affluire davanti ai checkpoint che regolavano il passaggio da est a ovest. Si cercò – inutilmente – di convincere la gente a ripresentarsi l’indomani mattina. Ma davanti ad un solo checkpoint già si contavano ventimila persone in fila.

“Io ero al volante. La nostra auto aveva il tettuccio apribile. Lo spalancammo e il nostro cameraman filmò stando in piedi. È stato indimenticabile! La gente ci applaudiva e gridava evviva – conclude Mostovoy – Non importava chi ci fosse in auto, le persone erano così eccitate che applaudivono chiunque varcasse il confine al grido di ‘Hurrah’ e con le lacrime agli occhi”.

“Due giorni prima, mi ero fratturato la caviglia facendo jogging. Arrivai in studio con le stampelle e una gamba ingessata. È stato laborioso. Dovevo restare seduto per nascondere la gamba ingessata. Alla fine del programma rientrai a casa. Dissi a mia moglie di accendere subito la televisione. Lei rispose: ‘No, niente Tv. Andiamo al confine, gesso o non gesso, prendi le tue stampelle e vai. E è stata davvero la decisione giusta – conclude Jochen Sprentzel – Immaginate un’ora di punta che dura tutta la notte. Questa era Berlino. C’erano così tante persone e riuscimmo a vedere per la prima volta una Trabant. È stato come un carnevale, da entrambi i lati. La gente ballava sul muro. È stato incredibile. E ancora oggi, 25 anni dopo, è difficile descrivere ciò che è stato”.